Benevento, il passo del gambero tra cucchiaio e fischi

Sconfitta che brucia perché evitabile. Ennesimo gol subito a inizio ripresa. Coda? Inspiegabile

Benevento.  

Fischi. Assordanti, carichi di delusione. E' con questo strano rumore che il Benevento ha fatto ritorno negli spogliatoi dopo aver perso la quinta gara in campionato, tra l'altro la terza tra le mura amiche. Un dato che lascia riflettere e va in netta controtendenza rispetto alla prima stagione tra i cadetti, la quale in alcune circostanze è stata oggetto di paragone tra gli addetti ai lavori e dallo stesso tecnico. La sensazione maggiore che questa squadra offre a coloro che la seguono costantemente, senza però assistere agli allenamenti, è quella di avanzare con fatica e che riesce a ottenere ciò che merita soltanto dopo una grossa sudata. Per carità, un campionato così equilibrato rende ogni gara una battaglia e guai a pensare di trovare avversari facili. Ciò nonostante Bucchi (che come ogni tecnico ha qualche responsabilità ma non totali) in ogni occasione non può fare mai ciò che ha in mente a causa di una serie di infortuni che stanno minando e non poco il cammino del Benevento. Di Tuia e Bukata non se ne hanno più tracce, mentre i vari Maggio, Nocerino, Antei, Di Chiara e lo stesso Costa vivono in una situazione di “equilibrio precario” che non gli ha permesso di trovare la giusta costanza. Ieri ha pesato tantissimo l'assenza di Viola. E' giusto sottolineare che ultimamente non si sta esprimendo come d'abitudine, ma la squadra è troppo abituata ad avere un metronomo così sopraffino sulla mediana e quando viene meno ne risente tutta la manovra. E' inspiegabile non aver trovato un sostituto all'altezza, nonostante il tecnico si sia preso tutte le responsabilità in estate nel dire che avrebbe utilizzato Volpicelli nel caso in cui Viola fosse stato indisponibile. Il ragazzo non è mai sceso in campo e ovviamente i vari Bandinelli o Nocerino non hanno le stesse qualità tecniche di un elemento che detta i tempi come il numero dieci giallorosso. Un De Falco, ad esempio, poteva svolgere questo ruolo da "gregario" con profitto. 

Sapevamo che non sarebbe stato semplice sfidare una delle squadre (sulla carta) più forti della serie B, che tra l'altro non sta vivendo un momento felice. Dopo un primo tempo grosso modo equilibrato, il Benevento è ricaduto nel solito errore di subire gol nel primo quarto d'ora della ripresa. “Errare è umano, ma perseverare è diabolico”. Cosa succede negli spogliatoi tra un tempo e l'altro? I comfort sono così all'avanguardia da rilassare tutti? Ebbene sì, perché prima Lee colpisce il palo esterno e dopo pochi minuti Matos insacca per il vantaggio. Lasciamo perdere il fuorigioco o il fallo su Montipò, anche se netti, ma atteniamoci ai fatti concreti, anche perché poi la Strega ha avuto subito modo di pareggiare grazie a un rigore. L'emblema della serata è stato proprio quel tiro dagli undici metri. Autolesionismo puro, da non dormirci per giorni. Silvestri trae in inganno Coda con i suoi movimenti a destra e a sinistra, quindi è probabile che l'attaccante abbia dato per scontato che si sarebbe tuffato da un lato. La scelta del pallonetto, però, va contro ogni logica se si considera il momento della partita. Ogni calciatore può sbagliare un rigore, ma non in quel modo. Sarebbe facile adesso sparare ogni epiteto su Coda, ma ormai il danno è fatto e ne può uscire tornando a gonfiare la rete con regolarità. Solo così il pubblico dimenticherà quanto accaduto. I problemi della squadra di Grosso si sono visti tutti nella seconda metà della ripresa, con il Benevento che ha letteralmente dominato ma che non è riuscito a pareggiare i conti. E' andata. Altri tre punti persi e tanta amarezza. A Cosenza sarà un'altra battaglia che si presenta ancora più complicata a causa delle assenze in difesa contro una squadra ostica che di certo punta al sodo per salvarsi. Serve una scossa, un successo per non fare continui “passi da gambero”, ma per cercare quella costanza che sta mancando da tempo.

Ivan Calabrese