Le due anime della strega

Si sceglie tra il 3-5-2 e il 4-5-1, con la convinzione che potranno essere utili entrambi

Benevento.  

Le più belle vittorie si ottengono col cuore, mettendo nella contesa qualcosa in più dell’avversario sul piano della determinazione e del carattere. Ma nessuno può disconoscere che alla base dei successi ci sia quasi sempre un indovinato disegno tattico. Il Benevento ne ha lasciato uno per strada che aveva dato frutti copiosi pur senza mai convincere appieno, il 4-4-2 (o 4-2-4 se volete). L’inconveniente più vistoso era quello di apparire in inferiorità in mezzo al campo di fronte a tutte le squadre che utilizzavano tre centrocampisti. Fu la causa che nel 2007 convinse il “professore” Simonelli a rinnegare il suo modulo preferito e ad abbracciare il 3-5-2, con cui stravinse quel campionato. In quella squadra c’erano anche Cinelli e Landaida, che devono aver fatto un pensierino a quella stagione quando hanno scelto proprio questo modulo per il loro primo Benevento dalla panchina. Però i due giovani tecnici, sin dall’inizio, non si sono preclusi alcuna strada dal punto di vista tattico. “Dovrà essere un Benevento camaleontico”, e giù a provare moduli diversi, schemi e varianti. Quasi per caso contro la Juve Stabia hanno varato il 4-5-1 che in fase di possesso assume le sembianze di un 4-3-3. Lo ammise lo stesso Cinelli: “Lo facciamo più per esigenze che per reale convinzione”. Mancavano quasi tutti gli attaccanti, così Mazzeo finì a fare la prima punta. Eppure quel modulo che aveva i crismi dell’estemporaneità finì col calzare a pennello alla squadra scesa in campo con la conferma dei tre centrocampisti senza il sacrificio dei quattro esterni. Un paio di ritocchi e sarebbe potuto essere quello più ‘con-vincente’. Così nella mente dei due tecnici si è insinuato il dubbio: 3-5-2 o 4-5-1? Ci stanno lavorando nella tranquillità del ritiro romano. Non è un dubbio che gli toglie il sonno, anzi gli regala certezze in più. Ne sceglieranno uno, sapendo di poter ricorrere all’altro se sarà necessario. Volevano una squadra camaleontica, ci stanno riuscendo. Ora non resta che vincere. Utilizzando anche il cuore, perché a quello non si può rinunciare.

Franco Santo