di Franco Santo
Ammettiamolo, la delusione è grande. Perchè l'appetito vien mangiando e perchè quel secondo posto, seppure gustato per appena quattro giorni aveva davvero un sapore dolce. Ma il segreto di una squadra vincente sta proprio nel farsi scivolare addosso gli insuccessi e nell'essere brava a non farli diventare una frustrazione. Facciamone anche una questione di fatalità, aggrappandoci alla legge dei grandi numeri: dopo 10 risultati utili può capitare di fermarsi, può arrivare la serata storta che ti impone il brusco stop. E allora ti accorgi che la questione più importante della sconfitta di Livorno non sta nella classifica, ma nella prestazione. E' lì che bisogna rivolgere le proprie preoccupazioni, è lì che Bucchi dovrà lavorare per cancellare quello che non ha funzionato e riportarlo ad un regime di nuova efficacia.
LA CLASSIFICA. L'attimo fuggente questa volta è volato via così come indica il suo significato, ma ci saranno altre occasioni. La classifica è corta in vetta (ma lo è anche dietro...): il Brescia ha 47 punti e 26 partite giocate, il Palermo ne ha 45 in 25 partite, il Pescara è terzo con 44 punti in 26 gare, il Benevento è al quarto posto con i suoi 43 punti in 25 partite giocate. Una situazione che definire fluida è dir poco: può accadere di tutto e il contrario di tutto. E' per questo che la delusione del secondo posto svanito si smaltisce in fretta con 11 partite ancora da giocare e 33 punti a disposizione.
LA PRESTAZIONE. E' su questa, invece, che il tecnico deve rivolgere maggiormente le sue attenzioni. Si è detto che la squadra di Livorno sia stata troppo brutta per essere vera. E' una frase che si usa quando le cose non vanno bene. E' stata brutta, e basta così. Bisogna ora cercare i motivi di questa improvvisa involuzione. Uno di questi può essere un avversario che si è rivelato più ostico del previsto e in serata di grazia. Ma anche adatto nella sua composizione a minare le certezze della squadra sannita. Il centrocampo ha fatto il bello e cattivo tempo, con uomini sì attempati, ma nel pieno delle loro risorse fisiche (e tecniche), perchè gente del valore di Valiani (svariati campionati di A), Luci (A e B, a lungo capitano dei labronici), Diamanti (uomo a tutto campo) hanno interpretato meglio una gara “sporca” nella quale c'era da fare la guerra sulle seconde palle e trasformarle in opportunità. Il Benevento da parte sua è stato molto spesso a guardare, a subire lo strapotere fisico degli avversari, a sbagliare pure il passaggio più semplice per colpa dell'aggressività dei livornesi. Non ha trovato le contromisure e forse con quella formazione non le avrebbe mai trovate. Per questo forse ci sarebbe stato bisogno di un po' di cambi lì dove nasce l'azione. Il Benevento ha un organico di prim'ordine e gente come Tello, Del Pinto, Viola, che sarebbe stata in grado di reggere l'urto di un centrocampo vitale come quello labronico. Bucchi l'aveva detto alla vigilia: “Mi piace cambiare anche quando le cose vanno bene, perchè non dobbiamo essere prevedibili”. Ecco, questa volta forse all'idea avrebbe dovuto far seguire i fatti.
NIENTE PIAGNISTEI. E' evidente che ora bisogna rimboccarsi le maniche e trarre utili insegnamenti da una sconfitta così. Domenica si va a Cremona, altra squadra enigmatica. Costruita per stare nelle zone alte, ma che si è complicata la vita quasi da sola. Sarà un'altra partita da giocare con grande attenzione e nella quale ci sarà probabilmente la necessità di cambiare qualcosa. Non per essere imprevedibili, ma per tornare ad essere adeguati ad ogni avversario di questa terribile serie B.
