Da Cremona a Crotone. E le assonanze sui nomi delle città c'entrano poco. Dall'1 a 0 dello Zini a quello dello Scida. In mezzo sette partite (con due sconfitte, si badi bene) e ben 19 gol segnati. E' come se di tanto in tanto le fonti del gioco della strega si inaridissero. Fosse solo casualità la prenderemmo con filosofia, ma forse non è così. Perchè Cremona e Crotone si assomigliano in maniera imbarazzante sia dal punto di vista tattico che sotto l'aspetto mentale. Tutte e due perse in superiorità numerica, entrambe giocate evidenziando quasi un senso di impotenza di fronte ad una difesa strenua e bene organizzata. Oggi la tattica di Rastelli e Stroppa viene chiamata “organizzazione difensiva”, una volta si usava in maniera ben più dispregiativa la parola “catenaccio”. Il Crotone vi è stato costretto dall'espulsione di Benali. L'ha detto anche Stroppa: “Dopo la sua cacciata dal campo fino alla fine del primo tempo non sapevamo cosa fare. Poi nell'intervallo ci siamo guardati negli occhi e abbiamo resettato quello che era successo: abbiamo dato obiettivi individuali sulle uscite, ci siamo organizzati sul come andarli a prendere e non farli giocare. E' stato un ottimo time out, il secondo tempo è stato un'altra partita”.
Partiamo da un presupposto importante: è difficile per chiunque stanare una difesa così bene assestata (5 dietro, con Curado, Spolli e prima Vasainen poi Marchizza al centro, e Sampirisi e Molina ai lati: tutti “coperti” dal sacrificio di Barberis e Zanellato), tanto più se si tratta della migliore difesa del girone di ritorno con solo 11 gol incassati (tanto per fare un raffronto, il Brescia ne ha subiti 15, il Lecce 21), ma il recupero diventa un'impresa titanica lì dove nascono i difetti del Benevento in fase offensiva. E' questo il punto: possibile che alla squadra giallorossa non sia riuscito altro che crossare a parabola dalla trequarti, senza mai pensare ad un inserimento o ad una sovrapposizione sulle corsie esterne? Certo, il Crotone è stato bravo a “sporcare” ogni iniziativa dei sanniti sul nascere e a fare densità in mezzo all'area, ma con l'uomo in più per un'ora c'era da attendersi un atteggiamento diverso.
L'altra faccia della medaglia è il gol subito che ha finito col condizionare tutto il resto della gara. Prendere gol da calcio d'angolo con tutta la difesa schierata è davvero un delitto, anche se a segnare è l'abile Simy. Nelle altre aree in B si vedono dei “corpo a corpo” feroci, in quella del Benevento c'è una signorilità da salotto. Simy ha colpito di piede quasi indisturbato e Montipò c'è andato con le mani molli. “Bisogna correggere gli errori commessi”, dice Bucchi. Bisogna talvolta essere più adeguati alla B, perché va bene essere sbarazzini, ma se incontri squadre che non ne vogliono sapere di giocare a viso aperto, va a finire che ti accorgi che non hai armi per superarle. E questo aspetto è importante soprattutto in prospettiva play off.
L'ultimo punto è rappresentato dalla classifica. Certo, una vittoria a Crotone avrebbe ancora alimentato un'illusione e forse sarebbe stata solo quella. Ma, diciamolo senza tema di smentita, sarebbe stato bello vivere queste ultime due settimane con quell'illusione nella mente. Il fatto è che pur non vivendo di rimpianti, riesce difficile ricordare quante occasioni siano state gettate al vento in questa stagione. Eppure, come dice Bucchi, il rammarico e i rimpianti vanno chiusi in un cassetto senza andare a rovistarci dentro. Si guarda avanti: il quarto posto è praticamente blindato, siamo certi che rimarrebbe tale anche se i giallorossi dovessero malauguratamente perdere entrambe le partite che restano da disputare. Però c'è l'obbligo morale di chiudere la stagione regolare in bello stile: innanzitutto battendo il Padova, poi facendo bella figura a Brescia.
Poi saranno play off. Da affrontare con un atteggiamento diverso da parte di tutti: animo leggero e ottimismo. Con sentimenti diversi ci si fa solo del male.
