Non parliamo di vendette. Per carità. Il campionato è un'altra cosa. E questa era soltanto un'amichevole.
Ma da questa vittoria sul Cittadella rimangono tante cose buone, oltre il risultato. Rimane la compattezza del gruppo, la voglia di primeggiare, la determinazione che serve per non perdere, la solidità che aiuta a superare i momenti più difficili.
Questo Benevento ha il futuro nele sue mani, può solo ammaliarlo e farlo suo. E' una squadra che cresce bene ed ha tante frecce al suo arco. Le ha in difesa, dove può permettersi di cambiare senza quasi accorgersene i suoi quattro centrali.
Antei, Caldirola, Volta, Tuia: trovate gli intrusi se ci riuscite, sarà una ricerca affannosa e inutile. Inzaghi se li coccola e dice che la squadra che vince il campionato, in genere, prende pochi gol. Contro il “Citta” di Venturato hanno brillato anche gli esterni: Gyamfi cresce partita dopo partita, Letizia è una sicurezza assoluta.
Ma questa squadra ha tanto di più. Innanzitutto un bomber che si chiama Massimo Coda. Certo, qualche gol lo sbaglia anche lui (quel pallone recapitatogli da Letizia grida ancora vendetta: sarebbe stata una fantastica tripletta), ma alla fine chi decide la partita se non lui?
E poi quella poliedricità dell'organico: sulle corsie laterali di centrocampo togli Insigne e metti Vokic, sull'altro versante fai uscire Improta e immetti Kragl. Pensate che ci sia in giro un'altra squadra che possa permettersi questo tipo di ricambi? Senza contare che nella partita di ieri Schiattarella è entrato nell'ultimo quarto d'ora, che Kragl è ancora a corto di preparazione e che due del calibro di Sau e Maggio per il momento hanno solo fatto da spettatori. Se sono rose fioriranno, si diceva una volta. E qui i petali, lasciatecelo dire, sono più che visibili.
