Vigorito: "Dobbiamo riprovarci, torneremo in serie A"

"Ma perché ciò accada dobbiamo essere tutti insieme". Parole che vanno dritte al cuore della gente

Benevento.  

“Noi siamo già arrivati in serie A, ma non ho mai pensato nemmeno per un attimo che non dobbiamo riprovarci. Perchè questo accada dobbiamo farlo insieme: è questa la parola chiave nel calcio. Noi dobbiamo riprovarci, noi torneremo in serie A. E stavolta, se succede, ci resteremo”.

Le parole del presidente Vigorito vanno diritte al cuore della gente, chiudono una serata di rievocazioni per festeggiare i 90 anni della strega.

Si viaggia sulla macchina del tempo, si corre sul filo dei ricordi scrutando sempre il futuro. Il simbolismo della serata è tutto in quell'immagine del patròn che culla dolcemente Antonio Collarile, il bimbo nato lo scorso 25 luglio e che papà e mamma hanno pensato bene di abbonare alle partite del Benevento dopo appena 6 giorni dalla sua nascita. Un gesto d'amore, quasi un gesto di fede, viaggiando tra sacro e profano. Una fede che Vigorito ha voluto premiare con un regalo speciale: l'abbonamento a vita al Benevento Calcio. “Un abbonamento che varrà fino a quando ci sarà il Benevento”.

SUL PALCO CON CIRO. Il presidente parla di futuro e non riesce a non sentire forte la presenza del fratello Ciro accanto a sé: “Noi dobbiamo guardare al futuro, un futuro che non è dietro l'angolo, ma è sempre davanti a noi. Questa serata deve servire per aprirci al futuro, come auspicava mio fratello che è sempre qui accanto a me. Credo che a mio fratello debba andare l'affetto di tutti, perchè lui amava questa città e questi colori giallorossi e per questo avrebbe voluto vivere questa serata insiema a noi. Sono sicuro che nelle vostre preghiere e nei miei pensieri, lui stia vivendo con noi questa serata e starà sorridendo, sussurrandomi che siamo qui tutti e due, uno visibile, l'altro invisibile per onorare il calcio a Benevento. Si può vivere di tante cose, ma vivere di questo affetto significa allungarsi la vita”.

MAI SCONFITTI. Quella di Oreste Vigorito è la filosofia del fare, non bisogna mai rimanere con le mani in mano per vedere cosa accade. Gettarsi nella mischia, partecipare all'avventura con tutto l'afflato possibile, solo così non si è mai sconfitti: “Credo che gli uomini che vogliono fare qualcosa non saranno mai sconfitti: possono perdere, possono essere per un attimo fermati, ma chi perde veramente non è colui che prova a cambiare le cose, anche se sconfitto, chi perde veramente è quello che non prova mai a cambiare niente e solo a lamentarsi. Noi non siamo più abituati a lamentarci, non ci lamenteremo più, non saremo mai più i sudisti o i beneventani “piagnoni”, noi abbiamo cucito sulle maglie l'orgoglio di tutti quelli che ci hanno preceduto, che ci hanno consegnato il testimone, siamo quei 260 che nel 2006 sugli spalti dello stadio credevano ancora che si potesse diventare questo che siamo diventati. Devo dire la verità: siete andati più avanti di quanto pensassi”.

VIGORI', PORTACI IN SERIE A. I ricordi affollano la mente, vanno all'estate del 2008, alla festa in Piazza San Modesto per la vittoria nel campionato di C2 con Gianni Simonelli. “Eravamo tanti anche allora. E anche se non eravamo in tanti sembravamo tanti, lo siamo sempre anche quando siamo da soli perchè rusciamo a sentire il cuore di chi ci è vicino, un cuore che questa città mi ha mostrato nei momenti più difficili e che non dimenticherò mai. E' questo che mi tiene legato al Sannio, di cui vorrei ricordare sono cittadino onorario, una città che io amo profondamente, anche per le sue contraddizioni, perchè si sposano con le mie, contraddizioni di persone che vorrebbero stare in disparte, ma che poi non hanno la capacità di starsene fuori quando gli altri soffrono, una città vera che ti fa sentire le cose vere, non le parole inutili”. Il feeling con la gente è un vincolo indissolubile: “Noi non abbiamo bisogno di parlare, basta guardarsi negli occhi, tra gente fiera, tra gente che ha un obiettivo, sentire un coro che parte dalla Curva, ripreso dai distinti e cantato a squarciagola dalla tribuna riempie il cuore molto di più di qualche fischio isolato che rimane lì dove sta, senza darci fastidio”. E allora torna in mente quell'urlo di un tifoso verso il palco: “Vigorì, portaci in serie A” a cui io risposi “faremo un biglietto un giorno, ma senza biglietto è difficile”.

Una promessa mantenuta, ambizioni mai megate. E quelle parole che vanno diritte al cuore: “Noi dobbiamo riprovarci, noi torneremo in serie A”.