Un famoso aforisma recita “chi non semina non raccoglie”. Ci piace immaginare, in maniera allegorica, il compianto Ciro Vigorito intento a seminare un vasto terreno fertile: il settore giovanile del Benevento Calcio. A distanza di cinque anni dalla sua scomparsa i suoi successori hanno agito esclusivamente basando il lavoro sul suo modo di vedere il calcio dei più piccoli, il quale è totalmente inglobato nella frase che è diventata un po’ il motto di tutti: “prima uomini e poi calciatori”. Si può dire che il disegno di Ciro sia stato continuato al meglio e questo è testimoniato anche dal “Flash mob” organizzato dai genitori dei ragazzi del settore giovanile pochi giorni fa per scongiurare la fine di un sogno. Questa volta abbiamo dato a loro la parola, per farci raccontare come il proprio figlio sia cresciuto sotto la guida del sodalizio giallorosso. Siamo partiti dai genitori dei giovani calciatori più grandi, fino a passare a quelli della scuola calcio. E’ inutile aggiungere altro, sentiteli:
Tommaso Tazza, padre di Salvatore (Berretti): “Mio figlio a Benevento è cresciuto tantissimo. Proveniva da una scuola calcio dove si lavorava molto bene, ma passare in giallorosso ha rappresentato il salto di qualità. Ho notato una grande maturazione sotto tutti gli aspetti è questa è stata la soddisfazione più grande. Conosco molto bene questo mondo e devo dire, dopo averlo toccato con mano, che il settore giovanile del Benevento è il top in Campania”.
Antonio Filogamo, padre di Biagio (Allievi Nazionali): “Non accettiamo il fatto che sia tutto finito. Mio figlio è stato a Benevento per ben quattro anni ed era diventato uno di voi. La società si è dimostrata molto rispettosa ed è stata sempre chiara nei nostri confronti. Voleva lavorare molto su Biagio per portarlo fino in prima squadra. Per quanto riguarda questi quattro anni sono molto soddisfatto, perché ho notato in lui una crescita soprattutto come uomo. E’ sempre andato bene a scuola e ha instaurato un ottimo rapporto con tutti. In questo senso sia i professori che la società mi hanno fatto i complimenti. Sul piano fisico Biagio è esploso grazie al lavoro dei prof Nico Surico e Manuel Addona, oltre che dei vari tecnici. Peccato per l’epilogo finale, avremmo potuto fare grandi cose”.
Marcello Mulè, padre di Christian (Esordienti): “Mio figlio veniva da una scuola calcio che lo aveva formato con una sua idea. L’esperienza di Benevento l’ha letteralmente cambiato. Ho notato che nel settore giovanile giallorosso si bada soprattutto alla crescita dell’uomo, coltivando i valori della lealtà e dello sport. Solo successivamente si bada al fattore tecnico. In altri settori giovanili serpeggia l’improvvisazione, con allenatori che, con tanta buona volontà, non riescono concretamente a far crescere nel migliore dei modi il ragazzo. Nel Benevento non è così. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico ho notato miglioramenti eccellenti, sia di tecnica che di gruppo. C’è stata anche una notevole maturazione sul piano comportamentale. Quando si recano a fare gli allenamenti tutti diventano seri e rispettosi. Vorrei sottolineare anche la grandissima squadra di tecnici che ha messo a disposizione il Benevento, i quali hanno fatto divertire i ragazzi ma allo stesso tempo gli hanno imposto serietà durante il lavoro. Da genitore non posso fare altro che parlare bene della scuola calcio. La nota di merito va a Clemente che ha fatto innamorare questi ragazzi dal primo all’ultimo. Tutti, durante le partite, hanno onorato la maglia al 100%. Non gli hanno chiesto di essere Maradona, ma di fare gli uomini. Ci sono riusciti”.
Salvatore Cioce, padre di Luigi (Allievi Nazionali): “Ci siamo trovati molto bene a Benevento. Ritengo che lo scorso anno sia stato migliore, ma non posso lamentarmi. Luigi umanamente è cresciuto tantissimo e lo stesso discorso vale per l’aspetto tecnico. Da gennaio si è allenato con la prima squadra e ha fatto anche due presenze in panchina. Sull’organizzazione della società voglio aprire una nota di merito: degli amici di mio figlio sono stati chiamati in settori giovanili di serie A e B e per quanto riguarda il convitto si sono trovati in situazioni difficili. Mio figlio, invece, è stato in un hotel a 4 stelle ed era ogni giorno tutelato dalla società in qualsiasi occasione. Spero che il presidente faccia un passo indietro”.
Luigi Pinto, padre di Vincenzo (Giovanissimi Nazionali): “Siamo stati bene. Vincenzo stava crescendo ottimamente in un contesto eccezionale. Non ho avuto il piacere di conoscere il presidente Vigorito di persona, ma ho parlato con Palermo e si è sin da subito messo a nostra disposizione. Mio figlio è anche molto dispiaciuto della situazione che si è venuta a creare. Non sono un genitore invadente che si intromette nelle varie faccende, se sta bene lui sto bene anche io. E’ stata anche la sua prima esperienza lontana da casa e sono meravigliato di come l’ha affrontata. Sono soddisfatto dell’organizzazione. Non mi posso lamentare di niente”.
Candido Vallocchia, padre di Andrea (Berretti): “Non sono il tipo di genitore che giudica un settore giovanile dalle presenze del figlio. Andrea è cresciuto sia come uomo che come piccolo calciatore, vivendo a circa 250 km dai suoi affetti. La società, in questo caso, non l’ha mai lasciato solo. Sono fermamente convinto che molti club della massima serie se lo sognano un settore giovanile come quello del Benevento. Sarebbe un vero peccato far finire una realtà così bella”.
Franco Santarpia, padre di Antonio (Giovanissimi Nazionali): “Antonio è cresciuto tantissimo sia dentro che fuori dal campo. Recentemente, purtroppo, si è infortunato in maniera seria e il presidente Vigorito si è dimostrato una persona squisita facendolo operare a Villa Stuart. Deve tornare a tutti i costi perché è un grande presidente. Solo lui può portare questa situazione difficile alla normalità”.
Paola Ranaldo, madre di Luca Sparandeo (Allievi Nazionali): “La società è sempre stata rispettosa nei nostri confronti e Luca, grazie ai suoi insegnamenti, è cresciuto tantissimo. Il suo carattere si è formato molto e ha avuto un ottimo rapporto con tutti i dirigenti e gli allenatori”.
Antonio Mercorella, padre di Luca (Mini Giovanissimi): “Per noi il Benevento è stata una vera e propria famiglia. A livello umano si è venuto a creare un rapporto bellissimo con tutti, il quale ritengo sia molto difficile trovare altrove. I tecnici hanno fatto crescere mio figlio nel migliore dei modi e gli sarò per sempre grato. Spero in un ripensamento da parte del presidente. Questa situazione l’hanno pagata ragazzini che hanno sempre amato e onorato la maglia nel migliore dei modi, a differenza di chi – seppur pagati – non l’hanno fatto. Vedere le lacrime di mio figlio dopo l’ultimo allenamento è stato un colpo al cuore. Mi dispiace veramente tanto per come sia andata a finire”.
Candida Principe, madre di Torzillo (scuola calcio): “Mio figlio è cresciuto sotto tutti i punti di vista. In passato l’ho iscritto ad altre società, ma non sono paragonabili a quella del Benevento che incentra il lavoro sulla formazione umana e agonistica. Ho riscontrato un bell’ambiente e un’organizzazione all’avanguardia. Spero che non finisca tutto in questo modo”.
Ivan Calabrese
