Non c’è più spazio per il calcio “pane e mortadella”. I grandi del football nazionale guardano alle serie minori come il fumo negli occhi (ricordate le esternazioni di Lotto su Carpi e Frosinone? “Se salgono loro in A siamo rovinati”), hanno sempre auspicato di metterci le loro “seconde squadre” e di sfrondare quanto più sia possibile l’organico attuale dell’ultimo gradino del professionismo, la Lega Pro. Sia chiaro, all’annunciata sforbiciata, contribuiscono proprio le società di terza serie, ben poco virtuose e sempre con le tasche disperatamente vuote. Ma l’opportunità è troppo ghiotta perché Lotito e compagni se la lascino sfuggire. Per ora è solo una proposta della Figc che attende di dover essere ratificata nel prossimo Consiglio Federale, ma state certi che passerà presto tra le norme, quella dell’impegno economico per essere ripescati in Lega Pro. Servirebbero infatti ben 600mila euro a fondo perduto, oltre alla famigerata fideiussione che per una squadra che chiede il ripescaggio sarebbe di 600mila euro e non di 400 come una che ha già diritto a giocare in questa categoria. Un esborso pazzesco per chi volesse prendere il posto di una società che non riesca ad iscriversi al prossimo campionato di Lega Pro. Il criterio della Lega Dilettanti per quanto riguarda i ripescaggi è ormai arcinoto: si pesca prima tra le squadre retrocesse dalla terza serie, poi se ne prende una dai dilettanti, e così via in alternanza. Basterebbe dare una scorsa alla lista delle squadre retrocesse per capire che sarebbero davvero poche o nulle le possibilità di chiedere il ripescaggio. Dunque, o la Lega Pro si salva da sola e riduce al minimo le società non iscritte, o si potrebbe andare (oggi appare come possibilità estrema) addirittura ad un campionato a due gironi. Pare che la Lega Pro voglia chiedere alla Federazione di abbassare i costi per chi voglia essere ripescato, ma quale voce in capitolo potrà avere una Lega che ha il suo presidente inibito fino ad agosto e che tutti vogliono ridurre al minimo storico?
f.s.
