Benevento, la tua forza viene da chi gioca meno

Un gruppo sano che lotta per la maglia e non per la propria gloria, Del Pinto lo dimostra

benevento la tua forza viene da chi gioca meno
Benevento.  

Qualche anno fa Luciano Spalletti entrò nello spogliatoio della Roma e lasciò a ogni calciatore un foglio e una penna, chiedendogli di scrivere quella che - secondo loro - era la formazione migliore da schierare in campo. Il tecnico aveva visto qualche muso lungo da parte di chi giocava meno e decise di attuare quella strategia per far comprendere il delicato ruolo dell'allenatore, obbligato a scegliere "soltanto" undici calciatori. 

A Benevento di musi lunghi non se ne vedono da una vita. Certo, quando si è primi con un distacco di ben diciassette punti non potrebbe essere altrimenti. Un andamento del genere è frutto di una serie di conseguenze che negli ultimi mesi sono state elencate in maniera più che esaustiva. E' un gruppo sano, dedito alla causa, determinato a riportare la Strega nel campionato di massima serie. Ci sarà il tempo per gli onori, adesso c'è testa solo al Pordenone. 

Tornando al discorso di Spalletti, non vorremmo metterci nei panni di un tecnico quando è costretto a fare delle scelte, ben consapevole di lasciare fuori dei calciatori validi. Questo Inzaghi lo sa bene, tanto che ha confessato di "non dormire la notte", quando effettua scelte del genere. Però su quel dannato foglio ce ne vanno sempre e solo undici. Il segreto vincente è quando lo stesso tecnico ha il totale appoggio dei suoi ragazzi. Gli esempi sono molti: l'ottima prova di Gyamfi come centrale difensivo contro il Crotone, l'utilizzo di Del Pinto da terzino a Cosenza, la determinazione di Vokic, gli apporti di Gori e Manfredini, i guizzi di Improta o l'entusiasmo dei giovani Rillo, Pastina, Sanogo, Basit e Di Serio. 

Dire che sono felici di non giocare sarebbe una falsità. E' chiaro che tutti vogliono maggiore spazio, ma in campo ne vanno sempre e solo undici. Loro l'hanno capito e accettano le scelte del tecnico perché sono entrati nella concezione che la priorità non è la gloria personale, ma il Benevento. Non si spiegherebbe diversamente, altrimenti, lo spirito con il quale entrano in campo per spaccare le partite e tra l'altro, lo sottolineamo, in qualsiasi ruolo. 

Non comprimari, ma protagonisti assoluti. Una fortuna preziosa e che non si trova in tutti gli spogliatoi. Peccato per Inzaghi che dovrà fare i conti con altre notti in bianco, ma le affronterà con il classico sorriso di un tecnico orgoglioso della sua squadra.