Qualcuno la chiamerà favola, qualcun altro riuscirà finalmente a comprendere quando sia imponderabile il gioco del calcio. Il Como ha messo una seria ipoteca alla promozione in B. Lo ha fatto alla sua maniera, provando, come ha sottolineato lo stesso Sabatini, a limitare le giocate degli avversari. Poi ha fatto anche tanto altro: ha corso, e di questi tempi è un vanto, ha capitalizzato le poche occasioni avute, e come sempre ha ringraziato… San Palo. Sì, sì, proprio il legno che fa da sostegno alla porta. Hai voglia di chiedere ai tuoi beniamini di sudare la maglia, di mettercela tutta, di mostrare gli attributi, alla fine sarà sempre la dea Eupalla a decidere i tuoi destini. Il Como è una gran bella squadra, è arrivato a questi play off forse nella migliore condizione psicofisica che si potesse riscontrare, ma, via, sembra proprio unto dal Signore. Anche in questa finale d’andata qualcuno avrebbe dovuto andare a baciare il palo della porta del giovane Crispino, come fece Pagliuca nella famosa finale mondiale di Pasadena. Quando al 19’, dopo il gol del vantaggio di Le Noci, il comasco con la maglia del Bassano, Cattaneo, ha colpito in pieno il palo alla sinistra di Crispino ormai battuto s’è capito che gli dei del calcio sono tutti a navigare sul Lario di questi tempi. Direte: via, è solo un palo! No, è la storia di questi play off. Iniziati proprio da un palo colto dall’Alessandria al 90’ contro il Venezia: la deviazione di Sirri che si infranse sul legno della porta veneta escluse i “grigi” piemontesi da un play off che avevano dato già per raggiunto e consentì proprio al Como di ritrovarsi nella griglia finale senza neanche accorgersene. Dal legno di Sirri a quello di Lucioni, ancora la storia che cambia per qualche centimetro. Gli arrabbiati dicono che qui s’è perso per altre ragioni. E sarà pure così, ma il volto furbetto di Sabatini fa intendere che in questo momento lui vincerebbe anche se giocasse al superenalotto.
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