E' il giorno di Benevento-Napoli. Con tutto quello che gli gira intorno. Iniziando da questa pandemia che rende tutto più difficile. Facciamo finta per un momento che tutto sia normale, che anche quei mille sugli spalti possano costituire una festa di sport. Facciamo finta.
L'auspicio, ovviamente, è che la festa ci sia sul terreno di gioco. E' lì che sono riposte le speranze di tanti sportivi (quei pochi che saranno al Vigorito, i tanti che saranno appiccicati a Dazn) che vogliono godere di uno spettacolo calcistico degno di questo nome.
L'occhio interessato si concentrerà sul Benevento. Inzaghi ha detto che tra il 5-2 con l'Inter e quello dell'Olimpico la squadra ha mostrato miglioramenti evidenti. Si spera che in questa settimana i passi avanti siano aumentati. Pippo non tradirà il suo “credo”, è convinto che solo giocando a viso aperto contro qualsiasi avversario il Benevento possa aspirare alla salvezza. Ed ha fatto capire che dallo scivolone degli azzurri contro l'Az Alkmaar non trarrà alcun insegnamento: “Novantanove volte su cento una partita così si perde”, ha detto. Come si fa a non essere d'accordo con lui su questo argomento? L'Az ha allargato le braccia e si è affidato alla sorte, ai tiri di Mertens che sono andati a due centimetri dal palo, alla capocciata di Petagna finita ad un pelo dal sette. Gli olandesi, che lo scorso anno avevano una delle difese meno battute d'Europa (17 gol subiti fino al lockdown, in classifica a pari punti con l'Ajax), hanno puntato tutto su quella capacità di sapersi sacrificare in retroguardia, con un “catenaccio” che ha ricordato le grandi squadre italiane degli anni sessanta. Ha chiuso ogni spazio e costretto il Napoli a tirare da fuori con scarsi risultati. Il Benevento non può giocare così, non lo sa fare, ma qualcosa si può sempre imparare da quella sfida.
Anche Inzaghi ha pensato a qualche accorgimento tattico. Magari non subito, forse a partita in corso. Perchè è chiaro che il Benevento se la giocherà alla sua maniera, ma è anche giusto pensare di poter arginare quei quattro lì davanti (Politano, Mertens, Insigne, Osimhen) senza consegnarsi “nudi” alle loro giocate (come ha fatto l'Atalanta, o peggio ancora il Genoa). Così, assente Iago Falque, SuperPippo ha ipotizzato lo spostamento sulla corsia di destra di Ionita (un ruolo che ricopre anche in Nazionale) e l'inserimento di un centrocampista in più (Hetemaj). E' un'idea che sposerebbe la sostanza e che in qualsiasi momento della gara potrebbe essere supportata.
E' ovvio che per mettere un po' di paura al Napoli bisogna provare a pungerlo in quella difesa apparsa macchinosa contro l'Az, ma che in campionato ha subito finora un solo gol (quello dell'Atalanta). E' un esame durissimo, dei più complicati. Perdere non sarebbe un dramma, ma la speranza è che ci possa essere una sfida non estremamente sbilanciata, che si attacchi con saggezza e non si lasci scoperto il reparto di retroguardia come accaduto più di una volta all'Olimpico. Che insomma, in ogni azione ci sia equilibrio, così come ha sottolineato lo stesso Inzaghi: “Ci hanno detto che non siamo compatti. Io dico che la compattezza ce l'abbiamo, non siamo certo folli. Ma penso che l'unica strada che abbiamo per salvarci è provare a giocare al calcio”.
Come sempre la saggezza, così come la verità, sta nel mezzo: il Benevento non dovrà mai tradire il suo modo sbarazzino di interpretare il calcio, ma dovrà anche imparare ad essere “più furbo” (parole di Inzaghi), perchè con un pizzico di scaltrezza il Crotone ha fermato la Juve, la Samp ha battuto Lazio e Atalanta, lo Spezia ha bloccato la Fiorentina. In serie A “nothing is impossible”.
