La sconfitta di Crotone ha riportato in auge un vecchio dilemma che questo Benevento si trascina da qualche mese: la difficoltà nel capitalizzare le occasioni create. E' un aspetto rilevante, soprattutto perché spesso porta alla truppa di Inzaghi di raccogliere meno rispetto a quanto meriterebbe. Fino a quando la difesa è in giornata diventa più facile ottenere risultati positivi, ma nel momento in cui anche la retroguardia vive un momento negativo (allo Scida non è mancata la sfortuna, vedesi l'autogol di Glik), allora diventa tutto molto complicato.
Il Crotone ha realizzato quattro gol tirando soltanto tre volte nello specchio della porta difesa da Montipò. Il Benevento, invece, ha dovuto fare i salti mortali per realizzare la rete della bandiera firmata da Iago Falque. Una costante che ha fatto perdere punti preziosi anche in gare dove si meritava addirittura di vincere, come visto a Parma o in casa del Sassuolo. Cosa manca a questa squadra lì davanti?
DISPENDIO - Giustissimo il discorso relativo al dispendio energetico degli attaccanti, in questo caso di Lapadula, nel gioco di Inzaghi. C'è da dire che le squadre allenate dal tecnico non hanno mai fatto registrare numeri stratosferici nei gol del singolo: a Venezia, nell'anno della promozione in serie B, arrivarono a dieci reti Gejio e Moreo, mentre nell'anno successivo il miglior marcatore fu Litteri con sette realizzazioni. Nella passata stagione, quella dei record giallorossi, Marco Sau si è fermato a quota tredici. Per carità, non si tratta di una polemica nei confronti del gioco del tecnico: sarebbe da folli, visto che i risultati più che soddisfacenti parlano abbastanza chiaro. Si tratta solo di un dato di fatto, il quale mostra come i numeri mostrano una predilizione alla partecipazione corale dei calciatori alla fase offensiva, piuttosto che affidarsi all'estro di un unico bomber. Proprio per questo non occorre buttare la croce addosso al solo Lapadula che si sacrifica tantissimo per la causa, creando anche delle occasioni pericolose che però non vengono sfruttate dai compagni.
INZAGHI NON VUOLE "INZAGHI" - Un discorso avvalorato quando nel Sannio arrivò Moncini. Tutti additavano l'attaccante come una sorta di piccolo Inzaghi, essendo un calciatore che transitava nell'area di rigore pronto a gonfiare la rete non appena ne avesse l'opportunità. Il tecnico piacentino gli ha subito cambiato stile di gioco, facendolo partecipare molto di più nella manovra per prepararlo sin nei sei mesi vissuti in serie B per il massimo campionato. In poche parole Inzaghi non vuole gli... Inzaghi.
NUMERI - Il Benevento ha realizzato 14 gol su azione e 7 su palla inattiva: una percentuale di ripartizione condivisa solo con il Cagliari. Il dato che balza all'occhio, però, è un altro: la Strega ha calciato 322 verso lo specchio della porta, realizzando soltanto 21 gol. Ben 11 squadre hanno trovato meno volte la via del tiro, tra cui la Lazio. Ma in termini di percentuale di realizzazione, i giallorossi sono al terzultimo posto: hanno fatto peggio soltanto Parma e Udinese. Arrivare tante volte alla conclusione significa che il gioco c'è ed è anche ottimo per una squadra neopromossa.
Cosa manca allora? Qualità? Cinismo? Un tecnico può ben poco se la propria squadra costruisce tantissimo ma non riesce a trovare con costanza la via della rete, può influire fino a un certo punto perché in campo vanno i calciatori. E' sicuramente un aspetto da migliorare e i nomi degli attaccanti che circolano in chiave mercato potrebbero aiutare in tal senso per fornire una maggiore sostanza al reparto avanzato soprattutto in termini realizzativi, anche se non è un discorso scontato.
