Come negarlo? La suggestione che il Benevento finisse nelle mani di una cordata di supermiliardari arabi era davvero tanta. Ma la domanda sorgeva spontanea: perché mai gli arabi avrebbero dovuto interessarsi alla squadra giallorossa? All’ombra della Dormiente nessuno aveva creduto al maharaja di Abu Dhabi e alla fine sono tutti ben contenti di essere finiti nelle mani del re delle camere iperbariche di Napoli.
Non possono dire la stessa cosa a Varese. Nel regno di Umberto Bossi si sono dimostrati più creduloni e per una volta il “pacco” non glielo ha fatto uno scugnizzo napoletano, ma un arabo che, per la verità, è rimasto ben nascosto agli occhi dei tifosi varesotti. La commedia è iniziata un mese fa quando la vecchia società biancorossa, con le casse vuote e la retrocessione sul groppone, si sbarazzò delle azioni cedendole a tal Alì Zeaiter, imprenditore libanese affidato per due anni ai servizi sociali. Un personaggio “border line”, insomma, che aveva patteggiato una pena di tre anni e sei mesi per una compravendita di auto pagate con assegni falsi. Un patròn part time, insomma, per il povero Varese, visto che Zeaiter, oltre ad essere assegnato ai servizi sociali aveva l’obbligo di firma per quattro giorni alla settimana e la limitazione di non poter uscire di casa dopo il tramonto. Ma il libanese, all’ingresso in società, aveva rassicurato la tifoseria spiegando che al suo fianco c’erano imprenditori provenienti dall’Arabia Saudita e da Dubai. Il bluff come era prevedibile è durato poco. Neanche un mese e Zeaiter si è dimesso, lasciando il Varese in un mare di guai. La gloriosa società lombarda deve ripianare un debito di quasi quattro milioni di euro e non ha la fideiussione a corredo dell’iscrizione presentata il 30 giugno scorso. Nella ricca Padania accade anche questo: credere alle favole e ritrovarsi a corte Alì Babà e i quaranta ladroni. Cosa accadrà ora? Se Aladino non estrarrà dalla lanterna magica un ricco compratore, il Varese cadrà direttamente dalla serie B ai dilettanti. Succede.
f.s.
