Un anno nel silenzio

Il 29 febbraio scorso l'ultima partita a porte aperte al Vigorito. La serie A è una missione

un anno nel silenzio
Benevento.  

Il 29 febbraio dello scorso anno era un giorno come tutti gli altri. Di Covid se ne parlava, ma ancora non era ben chiara la portata di una pandemia che stava per travolgere con forza la vita di tutti. Sciarpe, bandiere ed entusiasmo. In quel pomeriggio i tifosi del Benevento si recarono al Vigorito per sostenere una squadra che stava dominando il campionato. Fischio d'inizio alle 15 contro lo Spezia. Dopo il vantaggio ospite di Gyasi, la Strega riuscì nella ripresa a ribaltare il risultato con le reti di Improta, Moncini e Viola. Altri tre punti in cascina, con il vantaggio sul Frosinone aumentato a diciassette lunghezze. 

Quella è stata l'ultima volta in cui il Vigorito ha aperto le porte ai propri tifosi. 

E' passato un anno. Dodici mesi in cui sono cambiate molte cose. Il lockdown, la promozione del Benevento, la serie A e la lotta contro un virus che cerca quotidianamente di mettere in ginocchio tutto e tutti. Le scene negli stadi sono surreali. Le voci dei calciatori riecheggiano per novanta minuti, le esultanze sono contenute. La spinta che può darti un incitamento quando le energie cominciano a venire meno non c'è. Questo non è il calcio che ha portato tutti gli appassionati ad avvicinarsi a uno sport meraviglioso, dove non conta solo il gesto tecnico di un calciatore strapagato, ma anche e soprattutto un forte senso di identità, passione e amore nei confronti della propria squadra. Ingredienti che rappresentano le ragioni maggiori del successo di questa industria, come da molti viene definita.

Il Benevento sta vivendo la stagione più esaltante della propria storia e lo sta facendo senza i suoi tifosi. Certo, non è questo il problema di fondo in un contesto di crisi in cui tantissime persone vivono in condizioni precarie perché fortemente condizionate dalla pandemia. Occorre anche tenere in considerazione il potere salvifico di questo sport. Lo scorso 29 giugno il Covid non è riuscito a condizionare i pensieri dei sanniti perché il Benevento gli aveva regalato la serie A. Così come ogni qual volta c'è una partita, la tortura mediatica a cui siamo sottoposti passa in secondo piano.

La Storia insegna che l'uomo è sempre riuscito a risorgere dalle proprie ceneri, anche dopo momenti di estrema difficoltà molto più drammatici rispetto a quello che stiamo vivendo. Preservare la categoria è una missione, perché quando i cancelli del Vigorito si riapriranno i tifosi del Benevento meritano di vedere la propria squadra in serie A. Inzaghi e i suoi ragazzi lo sanno bene, proprio per questo hanno incarnato perfettamente lo spirito della terra che li sostiene.