Esperimento fallito: il Var a chiamata e quei rigori non visti

Un'altra giornata di sviste in Lega Pro, la brutta copia della A

esperimento fallito il var a chiamata e quei rigori non visti
Benevento.  

Non abbiamo tanta voglia di iscriverci al “club dei piagnoni”, ma due parole su questo “var a chiamata” bisogna dirle. Uno strumento inadeguato per il calcio professionistico con un protocollo che bisogna definire quantomeno carente. Non c'è giornata in cui non si debba registrare qualcosa di almeno anomalo. Stavolta c'è un rigore solare non concesso al Benevento. Bisognerebbe urlarlo con un megafono, come fanno in tanti. E' la strategia italica, in fondo, quella nella quale chi urla di più ha sempre ragione. 

Il minuto incriminato è il 42' del primo tempo. Calabrese, uno dei difensori del “muro pontino”, dà un calcione a Romano in piena area. Passi che nella concitazione dell'azione l'arbitro pisano non se ne sia accorto. Ma una volta richiamato al Fvs non si capisce come abbia fatto a confermare che non fosse accaduto nulla. Il fermo immagine, che è lo stesso che ha visionato l'ineffabile Vingo, mostra chiaramente il fallo di Calabrese su Romano. Sarebbe rigore, ma il fischietto pisano dice che non è successo niente.

Nella giornata del “rosso” inventato per Kalulu nella partita più vista dagli italiani (Inter-Juve), c'è anche un altro episodio accaduto in Lega Pro, a Siracusa. Anche qui il fallo del catanese Allegretto su Gudelevicius nei minuti finali della partita sembra netto, ma uno della dinastia dei “Sacchi di Macerata” dice che non è successo nulla. Questo Var a chiamata sembra sempre di più uno strumento casuale nelle mani di arbitri incapaci. L'esperimento si può dire fallito già da ora: o si fa in modo che il mezzo tecnico migliori o se ne può fare decisamente a meno.