Matera-Benevento, quelle scuse mai arrivate

Le repliche da Matera ad un nostro articolo per cose mai scritte

Benevento.  

In Italia si fa presto a passare da vittime a carnefici. Dopo la serata acre di Matera avevamo sperato arrivassero delle scuse, ma forse non ci credevamo neanche noi. Sono arrivate due repliche su diversi siti internet, piccate e imprecise. Avevamo parlato di ‘clima astioso’ e questo, crediamo, nessuno potrà mai negarlo. A cominciare da quello steward che ci ha detto con modi fermi: “Siete di Benevento? Abbiamo l’ordine che in tribuna non deve entrare nessuno di Benevento, potete andare nel settore ospiti”. Abbiamo dovuto “trattare” per il nostro ingresso, aspettare che l’addetto stampa intervenisse per farci consegnare un “passi” anonimo, dunque non previsto prima, nonostante la nostra richiesta ufficiale di accredito. Siamo entrati e abbiamo ascoltato le grida nel corso del minuto di raccoglimento contro Auteri, mandato in curva a vedere la partita, poi il coro becero di “incitamento al Vesuvio” (il Giudice sportivo ha anche comminato 1.000 euro di multa). Questo in una serata che avrebbe dovuto avere un’altra atmosfera. Abbiamo detto che ci saremmo aspettati altro da quella che è stata nominata “Capitale europea della cultura per il 2019”. Non ci siamo mai sognati di chiedere la “revoca” della nomina, sottolineando anche che “i tifosi che vanno allo stadio possono non essere lo specchio della città, così come non può esserlo un presidente che celebra la regola della ripicca ad ogni costo”. Ecco perché chiedevamo delle scuse e non che si rivoltasse la frittata e che ci si difendesse da accuse mai rivolte. Chiudiamola qua, ma per favore basta pensare che lo stadio sia una zona franca dove tutto è permesso e ogni cosa sia scollegata dal contesto sociale di una comunità.

Franco Santo

 

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