L'epilogo è inatteso, non lo si può nascondere. Se non è possibile ospitare una tifoseria “amica” sembra difficile che in uno stadio possano esserci due parti contrapposte. E' il calcio dei divieti, della rivalità che diventa solo origine di scontri, di uno sport che tradisce i suoi valori ed è sempre più ostaggio dei violenti.
Verrebbe di dire che in tutto questo il calcio non c'entri nulla, così come non si può dare addosso alle forze dell'ordine che devono fare qualsiasi cosa pur di evitare disordini.
Negli ultimi tempi sono aumentati a dismisura gli scontri sulle autostrade tra opposte fazioni, anche di squadre che non partecipano agli stessi campionati. E' di un paio di giorni fa la notizia di scontri sull'A2 del Mediterraneo, nel tratto tra Padula e Sala Consilina tra gruppi di tifosi di Frosinone e Savoia. A gennaio sull'A1, nel tratto fra Ceprano e Frosinone, sono entrati in contatto tifosi della Lazio di ritorno dalla trasferta a Lecce con quelli del Napoli diretti a Torino per la partita contro la Juventus. A ottobre ci sono stati scontri tra tifosi della Casertana e del Catania, incrociatisi sull'autostrada di Salerno, all'altezza di San Mango. I catanesi scendevano da Giugliano, i casertani salivano da Picerno. Autostrada in tilt.
Si può biasimare un qualsiasi Prefetto che prenda la decisione impopolare di vietare una trasferta ad una tifoseria? Bisogna darsi una regolata. Tutti. In un momento difficile per il mondo, le forze di polizia non possono essere dispiegate per evitare che gruppi di facinorosi si affrontino per sfogare i propri istinti bestiali in aperta autostrada.
Da qui l'epilogo che fa male allo sport, ma che è l'esatta conseguenza di ciò che le tifoserie, o quello che di peggio le caratterizza, mettono in mostra.
