Altro che gita fuori porta, una Pasquetta di festa, un'altra data da cerchiare in rosso nella storia della strega. Sotto il sole di Salerno, con il mare che fuori dell'Arechi inizia a regalare colori lussureggianti, arriva la promozione matematica in serie B. Il ritorno nella serie cadetta attesa per tre lunghi anni, conquistata con una corsa a perdifiato nella quale ha regalato record e sprazzi di gioco sontuoso. Si sale in B con tre giornate d'anticipo, ci sarà tempo per far festa nelle prossime tre sfide, di cui due al Vigorito.
Antonio Floro Flores è raggiante, la promozione centrata al primo colpo. Meglio di così. “Finalmente posso dire che siamo in serie B. Due-tre settimane difficili per la pressione, ma l'ho detto sempre ho una squadra di grandi uomini. Ma per tanti di noi era la prima volta ed è una emozione indescrivibile, sono senza parole, non rreisco ad esprimere queste emozioni. Quando sono arrivato era l'obiettivo che si poneva la società, ma avevo tanta paura. Avevo allenato sempre i bambini, mi ritrovavo con un gruppo di professionisti. Gli ho chiesto di fare qualcosa di straordinario e dopo Cosenza è partita una cavalcata stupenda. Non si è mai persa l'armonia e vederli gioire è il più bell'epilogo”.
Questa promozione è un autentico sogno: “Quando giochi a livelli importanti sai che è stupendo confrontarti con squadre forti. Sognavo questo da quando ho smesso, lo decido a tutti i tifosi e alla famiglia, che mi ha sopportato pur essendo insopportabile. E' un'emozione che non so spiegare, qualcosa di unico. Ho realizzato dopo il gol nostro, mi giravo dopo ogni attimo per sapere che stava accadendo dall'altra parte a Catania. Siamo felici e contenti di questo. Ora spero di ritrovare tutti allo stadio, non ho mai vissuto nessuna festa. Ora gli ho dato libero fino a giovedì, ma voglio ancora vincere e anche la Supercoppa. Il Benevento è società ambiziosa e se vuoi essere ambizioso devi stare sul pezzo”.
Scappa anche la lacrima al duro Floro Flores: “Il primo abbraccio? L'ho dato al presidente. Ho tanto rispetto per lui, da quando ci siamo visti la prima volta e mi disse domani sarai l'allenatore del Benevento. Mi ha rasserenato spesso, mi ha sempre chiamato e dato la forza giusta per poter affrontare l'avventura ogni settimana. I tifosi scttici? Figuriamoci, lo ero anch'io nei miei confronti. Però hanno visto una persona onesta e non dorò mai qualcosa che non penso. In due anni a Benevento tutto quello che ho vissuto inn una carriera. Alleno per questi momenti, per vedere la gioia della gente e godiamoci questa emozione.
Un crescendo questa stagione: “Ho capito partita dopo partita che si poteva fare qualcosa di importante, i complimenti vanno a chi è stato prima di me che mi ha lasciato una squadra giusta. A Cosenza ho cambiato idea e formazione e da lì è stato un segnale importante che la squadra ha dato. Questi ragazzi vogliono fare qualcosa di bello. Stare bene insieme è essenziale, il calcio è questo. Si vivono queste emozioni poche volte, dopo un'annata difficile, regalare una felicità a questo ambiente è davvero una felicità. Melara, Padella e De Falco, mi sono stati vicini e mi hanno fatto conoscere Benevento. Uno staff fantastico nel quale ognuno ha fatto il suo lavoro”.
Da giocatorer spigoloso ad allenatore ricco di saggezza: “Quando giocavo ero irascibile, avevo un carattere che non sapeva attendere: L'attesa invece è un carattere fondsamentale del calcio. Non avrei pensato di fare l'allenatore, invece oggi sogno ogni giorno di migliorarmi. Sono uno che ascolta, l'umiltà e l'onesta è alla base di ciò che mi piace fare. Se ti dicono delle cose non possono essere offese. Taglierò i capelli: non è scaramanzia, ma forse li taglierò. Ora mi sento troppo bene e non farò niente”.
