Benevento, Vigorito: "Il primo acquisto? Restare uniti. Il resto viene dopo"

Il massimo dirigente: "C'è un entusiasmo un po' freddo, ma sono certo che i cuori si riscalderanno"

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Benevento.  

Oreste Vigorito ha ricevuto un riconoscimento nel corso di Telesia For Peoples che ha messo in risalto l'operato dedicato al Benevento Calcio, in ben venti anni di presidenza in cui ha raggiunto vette senza precedenti nella storia del calcio sannita. Nel corso della serata, Vigorito ha dato slancio di generosità attraverso la promessa di una donazione alla fondazione Caliendo, a cui era dedicato l'evento. Ma la testa, inevitabilmente, non poteva che andare anche al calcio giocato, a partire dal mercato. Vigorito ci ha scherzato su: "Cosa manca? Mancano una cinquantina di giorni alla fine del mercato...". Per poi ribadire alcuni concetti che da qualche anno sono un mantra nella progettazione del club sannita: "Io non seguo gli allenamenti dal punto di vista tecnico. Li guardo con piacere, proprio perché non ho uno sguardo tecnico. Piuttosto, svolgo riunioni con tutto lo staff: con il direttore tecnico, il direttore sportivo, l’allenatore e i viceallenatori. Credo infatti che la cosa più importante noi l’abbiamo già e non dobbiamo comprarla: siamo una società molto compatta, molto unita. Se perdiamo quello che è stato il segreto del successo dello scorso anno, possiamo anche comprare altri cinquanta calciatori, ma faremo la fine degli anni passati. Il primo acquisto che dobbiamo fare, e sul quale sto cercando di avere la massima certezza, è continuare ad avere quella parola magica che abbiamo fatto nostra: dobbiamo stare insieme. Se non siamo uniti, non riusciremo mai a vincere. Possiamo anche avere calciatori meno bravi, meno conosciuti, con meno carriera, ma se uno aiuta l’altro, vorrei ricordare che il calcio è uno sport di squadra, non è uno sport per solisti: bisogna giocare insieme. Non perdere questo spirito è il primo acquisto che stiamo facendo. Su queste basi proveremo a inserire persone con le caratteristiche tecniche richieste dall’allenatore e dal direttore sportivo, ma anche con qualità morali e caratteriali alle quali la società, questa volta, non intende rinunciare". 

"Entusiasmo un po' freddo, ma sono certo che i cuori giallorossi si riscalderanno"

Il Benevento torna in Serie B da matricola e cercherà innanzitutto di preservare la categoria. Poi chissà. Allo stesso tempo, Vigorito ha chiesto sostegno da parte dei tifosi: "Credo che il campionato sia composto da 38 partite. Dobbiamo aspettare di giocare ogni domenica e, quando scendiamo in campo, dobbiamo ricordarci che non è un gioco, ma una grande responsabilità. La responsabilità di rappresentare una società che da vent’anni fa sacrifici per costruire un proprio stile; una società che rappresenta un popolo laborioso, non abituato a chiedere raccomandazioni; una società che, con grande equilibrio, fa sentire il proprio affetto alla squadra e che ha bisogno di sentire l’amore dei propri tifosi. Siamo partiti, stranamente, in un’estate torrida con un clima un po’ freddo per quanto riguarda l’entusiasmo. Ma sono convinto che, prima o poi, i cuori giallorossi si riscalderanno. E non soltanto alla fine del campionato, sventolando gli stendardi, ma sostenendo la squadra durante tutte e 38 le partite. Questo è ciò che mi aspetto". 

"Sono retrocessi i disonesti che mi circondavano, non io"

Il ritorno in Serie B ha fatto tornare alla mente anche l'annata disastrosa che vide il Benevento retrocedere. Ricordi che Vigorito ha subito accantonato: "Io non ho paura. Io non sono mai retrocesso. Sono retrocesse le persone disoneste che mi hanno circondato. Poiché io non sono disonesto, oggi mi trovo con una squadra come questa, nella quale vedo tutti dare l’anima e il cuore, andare d’accordo, sorridere, e nella quale non rivedo più gli errori del passato. La mia presenza frequente e costante non è garanzia di successo, ma è garanzia di serietà. E se siamo seri, se ci sono gli sforzi economici che facciamo e la capacità e la professionalità dei tecnici e di tutti gli addetti – oltre settanta persone lavorano per il Benevento Calcio – allora non si può parlare di retrocessione. La retrocessione avviene per altri motivi. E noi quei motivi non li sfioreremo più".