Ci sono storie già scritte nelle stelle, autentiche pennellate del destino. Il calcio ne regala a piene mani, perché non è raro che si intrecci con la vita di tutti i giorni. Quella di Alessio Campagnacci è una piccola favola dei giorni nostri, che premia un ragazzo d’oro e un professionista dei più seri. Le sue ultime stagioni sportive sono state costellate da infortuni sempre più o meno gravi, ma di tanto in tanto la buona sorte si è ricordata di lui. E’ il 4 maggio del 2013, la Reggina gioca a Cittadella un match che vale la salvezza per entrambe le squadre. L’ala di Spello è reduce da un lungo periodo di inattività per la rottura del crociato. Entra al 75’ coi veneti in vantaggio per 1 a 0 (ha segnato l’ex giallorosso Di Nardo, toh) e “spacca” la partita: prima offre l’assist per l’1 a 1, poi segna lui stesso il gol della vittoria al 45’: azione personale e sinistro nell’angolino. Le analogie con la partita di ieri pomeriggio tra Benevento e Catania sono da brividi. Vi aggiungiamo solo un paio di ‘svisate’ che sono la forza del destino. E’ il minuto numero 62 quando Auteri decide di richiamare in panchina Marotta. Tutti si aspettano al suo posto Cissè, che si è anche riscaldato ai bordi del campo. Un centrale per un centrale. E invece no: don Gaetano opta per lui, Alessio Campagnacci, ancora reduce da un mese difficile per un problema ai flessori, ma molto più avanti nel recupero della migliore condizione di Moko Cissè, che s’è preso un po’ di botte nella serata di Cosenza. Intuizione ed esigenza. Il destino ci mette la mano. Perché il “Rooney” di Spello si ricorda di quel 4 maggio di tre anni fa e regala un gol quasi in fotocopia. Si destreggia al limite dell’area e fa partire (questa volta di destro) un diagonale che lascia di stucco Liverani. Due gol simili, due impronte chiare del destino.
Franco Santo
