Lui è nato ad Udine nel 1964, ma non ha mai dimenticato le sue origini sannite. Bruno Tedino, allenatore del Pordenone, ai microfoni di Ottochannel ha dichiarato la sua fede giallorossa. Una fede che viene da lontano, dal suo papà che è nativo di Foglianise e che ha sempre fatto il tifo per il Benevento: “Mi ricordo ancora la squadra di Radio e Mongitore, la curva del Meomartini da cui ho visto tante partite”. Anno di grazia 1978, il tecnico del Pordenone aveva 24 anni e di tanto in tanto tornava dalle nostre parti insieme alla famiglia. Papà sannita, mamma di Fortis in provincia di Udine, dove lui è cresciuto. Una lunga trafila da tecnico in squadre friulane fino ad arrivare alla Nazionale chiamato nientemeno che da Arrigo Sacchi. Giovanili, Under 18. «E’ stato un riconoscimento alla mia carriera – afferma il tecnico –: in 27 anni di lavoro, evidentemente, ho seminato qualcosa». Sì, tanti ragazzi fatti crescere: Parolo, Cacia, Reginaldo, Valiani, Barreto. Quest’ultimo a Treviso in Primavera. Ad allenare i “senior” c’era Maurizio Viscidi, vice di Sacchi: «Fu lui a contattarmi – spiega Tedino -: mi chiamò, mi chiese se mi interessava il progetto. Beh, m’interessava eccome...». L’anno scorso la decisione di tornare ad allenare una squadra professionistica. La chiamata del Pordenone, la lunga cavalcata verso i play off. Hanno detto che i “ramarri” abbiano prodotto il miglior calcio della Lega Pro: “Se lo dicono gli altri forse è anche vero. Ma non scordiamo che a fine luglio abbiamo cominciato con dei ragazzini, che però sono stati importantissimi nella nostra crescita. Abbiamo sempre avuto dignità e orgoglio”. Ora qualcuno già lo accosta all’Udinese: “Sono sempre stato un tifoso dell’altra metà della mia terra. Ho sempre seguito i bianconeri, specie quando erano allenati da Guidolin. E’ uno degli allenatori più forti visti in Italia, Francesco è una persona per bene e che regala calcio. Ho lavorato con lui a Treviso, mi ha sempre impressionato. Poi dell’Udinese conosco bene alcuni ragazzi. Ho allenato in nazionale Meret e Coppolaro: Alex è un portiere che viene da una grandissima famiglia con valori morali altissimi. Penso di aver dato molto alla sua causa, avendolo fatto diventare titolare in azzurro. Coppolaro è di Foglianise che tra l’altro è il paese di mio padre. Vedete che incastri? E’ uno serissimo, forte fisicamente, uno che prima di perdere una partita si spacca dieci gambe, ha la mia stima per quello che mostra moralmente”. Dice di aver gioito quando il Benevento ha tagliato il traguardo della B: “Erano tanti anni che ci provava, in famiglia siamo stati tutti contenti. Soprattutto mio padre”. Battuta la Casertana, ora nei play off per il sannita Tedino c’è il Pisa di Gattuso. Una cosa è certa: da oggi avrà tanti tifosi in più dalla sua terra d'origine che tiferanno per il suo Pordenone.
Bruno Tedino, l'allenatore del Pordenone tifoso della strega
E' nato ad Udine, ma ha origini sannite: "Nella mia famiglia si tifa da sempre per il Benevento"
Benevento.
