Il punto. La lezione di Diop: crederci sempre

Il senegalese ha usato la testa dopo quaranta minuti in chiaroscuro. Giochi apertissimi ovunque

Benevento.  

E chi l'avrebbe mai detto. Il ragazzo del '93 che beffa la Salernitana nel silenzio assordante dell'Arechi. Abou Diop, senegalese di Dakar, era stato gettato nella mischia a inizio ripresa da Auteri per provare a dare profondità all'attacco lucano. Albadoro spento, Madonia squalificato. La soluzione, unica quanto rischiosa, era affidarsi al ragazzo scuola Toro. Difficile immaginare la frase di Auteri nel chiamarlo in causa. L'allenatore materano ha da sempre preferito i fatti alle parole, e quando le usa non è mai banale. Sarà bastato uno sguardo dal sapore di raccomandazione, un invito alla calma e al coraggio. Ne ha avuto tanto Diop su quell'ultimo pallone di una partita ormai orientata a un noioso zero a zero. Si è inserito bene, ha colpito a occhi chiusi. E poi ha gelato dodicimila cuori granata riscaldando i duecento biancazzurri. E' il calcio, niente da eccepire. Malessere e frustrazione alternati a gioia ed entusiasmo in un'altalena di emozioni raramente riscontrabile in altri campi della sfera quotidiana. Mercoledì sera per molti sembrava tutto finito. Benevento frenato in casa dalla modesta Aversa; Salernitana capace di vincere dopo poche ore il secondo big match consecutivo al Via del Mare. Più tre, forse più quattro, e umore diametralmente opposto nelle due piazze. Sono bastati quattro giorni per capovolgere nuovamente la situazione e far tornare il sorriso a chi lo aveva perso. A far cadere un velo di tristezza sul volto di chi pensava che oramai fosse fatta. Sessantaquattro-Sessantaquattro a otto minuti (leggasi turni ndr.) dal termine sa tanto di partita di pallacanestro, sport in cui ogni istante può rivelarsi decisivo. E invece sono i punti conquistati da Benevento e Salernitana: centoventotto in due quando mancano ancora le grandi salite da scalare per portare a casa la corsa a tappe più entusiasmante degli ultimi anni di Lega Pro. Servirà cogliere l'attimo ma anche non lasciarselo sfuggire. In altre parole: calma e sangue freddo. Al ragazzino di Dakar non è mancato niente di tutto ciò. Non ha perso fiducia nonostante almeno dieci appoggi sbagliati in quaranta minuti di nulla. Poi il colpo vincente sferrato all'improvviso, all'ultimo respiro. L'invito a non disunirsi, a crederci sempre nonostante le avversità, arriva da un ragazzo di neanche ventidue anni. E' proprio vero che non si finisce mai di imparare. 

 

Francesco Carluccio