«Ai ragazzi do il mio rispetto ma lo stesso pretendo da loro»

Mister Di Sauro duro nei confronti del Ponte 98

ai ragazzi do il mio rispetto ma lo stesso pretendo da loro
Ponte.  

Neanche la vittoria ha tranquillizzato mister Di Sauro. Al fischio finale dopo la sfida contro il Solopaca, si è subito diretto verso il cancello dell’Ocone e ha preso la direzione di gara. Nessun discorso alla squadra, nessun complimento per la seconda vittoria consecutiva, nessuna gioia. Solo tanta rabbia per qualcosa che ha visto e che non gli è piaciuta.

“E’ vero - inizia l’allenatore - sono andato via subito, non volevo rimanere e ho lasciato Mauro Gallo con la squadra. La motivazione è abbastanza semplice. Ho un’idea del calcio diversa dai miei giocatori, come è diversa l’interpretazione. E’ un periodo che si fanno troppe chiacchiere e si bada poco a correre e aiutare i compagni in difficoltà”.

Il fondo, in tutte questa storia, è stato toccato sabato contro il Solopaca, appunto.

“Ho visto atteggiamenti da parte dei miei che mi hanno urtato. Giocatori che parlano col pubblico sugli spalti oppure che prendono di mira un ragazzino di sedici anni che stava dimostrando di essere uno dei migliori della sua squadra, insomma che si chiacchierava troppo. Questo senza parlare dei palloni che venivano lanciati verso gli spalti e dagli spalti nel campo. Già devo badare a quello che succede in campo, non posso anche badare a quello che accade in panchina”.

Una serie di episodi che hanno portato Di Sauro a manifestare il suo disappunto nell’allenamento di ieri alla squadra e a fare una riflessione.

“Io quando dico che chiamare mister una persona in queste categorie, è una parola grossa, ci credo, ma a Ponte, in tre anni, ho sempre cercato di avere un certo atteggiamento con la squadra e costruire calcio basato su certi valori, cosa che in questo periodo è venuta meno. La cosa da rimarcare è che porto rispetto per i giocatori ma allo stesso modo pretendo rispetto. Questo è un gruppo che più di una Prima categoria non può fare, in Promozione facciamo fatica per demeriti nostri. Possiamo emergere solo se pensiamo a correre e a parlare meno. Solo così possiamo fare bella figura in un torneo difficile come questo. Il calcio deve essere sempre un divertimento per noi. In tre anni abbiamo costruito un bel gruppo. Undici vanno in campo, sette in panchina e gli altri purtroppo in tribuna. E quando prendo decisione del genere posso sempre guardare in faccia tutti senza dover pensare di aver fatto qualcosa di losco”.

E proprio grazie a questo atteggiamento che sono arrivati i successi. L’ultimo, in ordine di tempo, contro il Solopaca, una partita importantissima da vincere.

“Col rientro di Masone abbiamo un peso diverso in avanti. Ma anche Nicola non deve adagiarsi. Deve capire che, se non cambierà atteggiamento, rimarrà un giocatore di Prima o Promozione e non farà quel salto di qualità che gli auguro e che ha nelle sue corde. Questa è una squadra che deve capire che può superare i limiti solo se fa quello che gli dico io altrimenti giocheranno sempre in queste categorie”.

Un discorso duro, sembra quasi un passo d’addio. La sorpresa è che la sua risposta sembra andare verso questa direzione.

“Mi è passata la disponibilità e sta finendo il tempo da dedicare al calcio. Faccio fatica a conciliare lavoro e attività sportiva. Di sicuro porterò a termine l’impegno con il Ponte 98 cercando di conservare la categoria e poi vedrà per il futuro che ne sarà. Se riuscirò ad avere tempo, vedremo se si riesce a trovare qualcos’altro che richieda un impegno diverso. Le difficoltà le sto vivendo anche adesso e devo ringraziare mister Gallo e Candrina che in questo momento mi stanno dando una grande mano”.

di Fabio Tarallo