Napoli Basket, Sacripanti: "Ho sposato un progetto ambizioso"

Intervista esclusiva al coach della Gevi, che punta a riportare i partenopei in Serie A

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Napoli.  

È la squadra del momento nel basket campano. La Gevi Napoli Basket di Pino Sacripanti, che ha inaugurato la sua esperienza sulla panchina partenopea con un filotto di tre vittorie, non vuole più fermarsi. Nel mirino, adesso, c'è Treviglio. Domenica, al PalaBarbuto, con palla a due alle 17, il quintetto partenopeo andrà a caccia del quarto successo di fila. “Abbiamo palesemente invertito la tendenza. Dopo tre sconfitte, in poco tempo, siamo riusciti a essere molto pratici vincendo a Scafati, in casa contro Capo d'Orlando e a Trapani. Ora ci sarà un periodo di assestamento perché bisogna rimettere a posto tante cose tecniche. Domenica ci aspetta una partita decisamente importante e anche molto dura perché affronteremo una squadra abbastanza collaudata, molto solida, che ha fatto i playoff. Ci darà delle risposte significative per quello che riguarda la nostra situazione.” ha esordito l'allenatore nel corso di un'intervista in esclusiva a 696 TV OttoChannel e Ottopagine.it.

Una vita in Serie A e sui parquet di mezza Europa, prima di scendere in A2, ma non per caso, né a cuor leggero. Più della categoria c'è, infatti, un aspetto, tutt'altro che marginale, che ha convinto Sacripanti a ripartire dalla seconda categoria nazionale della palla a spicchi: “Sono venuto a Napoli, sono sceso di categoria, per avere un progetto più a lungo termine; per provare a vedere di soddisfare questo desiderio della proprietà di Napoli di riportare la squadra nella massima Serie. Quest'anno c'era una grande paura dopo lo 0-3 iniziale e il taglio dell'allenatore (Lulli, ndr) che, addirittura, si potesse rischiare di poter perdere la categoria; di dover lottare per non retrocedere. Con queste tre vittorie abbiamo un po' raddrizzato la barca. È chiaro che Napoli non è una città comune; è molto calciofila, ha mille attrattive, ma spero che, pian piano, la pallacanestro prenda sempre più piede e, soprattutto, che la squadra riesca a far avvicinare tanta gente col sudore, lottando e giocando un bel basket. Coinvolgere una città così grande, così popolata, così bella può permetterci anche di attrarre sempre più imprenditori e persone che possano dare lustro a questo club. L'ambizione sicuramente è molto alta, ma partiamo da zero e, quindi, ci sarà tantissimo da costruire. Ecco, la cosa più importante è porre basi solide, in primis fuori dal campo, partendo dalla dirigenza ad arrivando al parco giocatori per poi rendere partecipe la gente attraverso i risultati.”

Il coach ha parlato anche della “sua” Scandone. Un colpo al cuore, per il tecnico che con la Sidigas Avellino ha raggiunto una finale di Europe Cup, una di Coppa Italia e giocato due semifinali scudetto, vederla sprofondare in Serie B a margine di un tracollo improvviso, doloroso e inatteso: “Seguo quotidianamente le vicissitudini della società e della squadra. È stato un po' un fulmine a ciel sereno e ha portato grande preoccupazione e delusione per questa retrocessione. La squadra, comunque, è ancora viva; la società, il club sono ancora vivi. Bisognerà fare un miracolo sul campo: mantenere la categoria; fare tutto il possibile, quest'anno, per non retrocedere. Poi bisognerà essere molto bravi fuori dal campo nel ritrovare fiducia ed entusiasmo intorno a un club che è stato costretto a macchiare una storia così importante, con diciannove stagioni di fila vissute in Serie A. Occorre ragionare passo dopo passo cercando, innanzitutto, di riuscire a rinforzare la squadra in maniera che Gianluca De Gennaro possa avere a disposizione qualche cosa in più; senza fare voli pindarici, ma cercando, realmente, di mantenere la Serie B. Una volta mosso questo passo, la speranza e la buona volontà di tanta gente, di qualche imprenditore, deve fare la differenza per programmare il ritorno in Serie A2 e vedere se si può riuscire a tornare dove compete a una piazza come Avellino, con tanta storia, tradizione e passione per il basket. Ad Avellino mi legano un affetto, ricordi ed emozioni molto intense. La crisi della Sidigas? Non me lo aspettavo anche se l'ultima stagione non l'ho vissuta in prima persona sulla panchina della Scandone. Ho passato tre anni in cui seppur con qualche difficoltà, come la mancata puntualità in qualche pagamento, sono stati sempre onorati tutti i contratti e mantenute le parole date. Non so dopo la fine della mia esperienza cosa sia accaduto, ma, di certo, non me lo aspettavo. Ogni società ha i suoi problemi, nessuno è perfetto, ma così, onestamente, come per i tifosi, è stato davvero brutto. Spero che la passione di tanta gente di Avellino, che ha un senso di appartenenza molto alto alla comunità; che si identificarsi nella provincia, nel lupo, nell'avere un'anima comune, faccia la differenza. La Scandone non è morta. Il colpo è stato molto duro, ma le categorie si possono risalire, Non serve fare drammi, ma essere pragmatici nel capire come ripartire.”

Clicca sul pulsante "play", al centro della foto in apertura, per ascoltare l'intervista integrale rilasciata in esclusiva a 696 TV e Ottopagine.it dal coach della GeVi Napoli Basket, Stefano Sacripanti.