Il Napoli dipende dalla Champions League, senza deve vendere i big e abbassare gli stipendi. E' cosa ben nota, certificata dall'esperto Marco Bellinazzo de “Il Sole 24 ore”. Il giornalista ha spiegato che i costi della rosa negli ultimi 5 anni sono pressoché raddoppiati, raggiungendo ormai uno squilibrio tra entrate e uscite che si attesta intorno ai 70 milioni. Squilibrio che si può colmare in soli due modi: andare in Champions o vendendo i big.
Questo perché il Napoli non è stato formica (neppure cicala, a dir la verità, visto che c'è sempre il famoso “tesoretto” accantonato): ma strutturalmente ha solo il parco giocatori, che ovviamente ha un valore “volatile”, e ovviamente il marchio.
E dunque in base alle analisi di Bellinazzo e del Sole 24 Ore è facile arrivare a un dato: il Napoli per bravura ma anche per fortuna ha avuto, da Benitez in poi un'età aurea.
Tralasciando i risultati, e dal punto di vista del valore del parco giocatori, si è riusciti a mettere insieme e a far crescere bene i vari Callejon, Mertens, Higuain, Koulibaly, Insigne, Allan, Goulham, Jorginho mettendogli accanto Reina, Albiol e gli altri, calciatori presi a cifre basse o comunque accettabili (fa eccezione Higuain a 36 milioni, ma rivenduto a 90) arrivati a creare un gruppo in grado di contendere gli scudetti alla ben più attrezzata Juve.
Un periodo che, con un gruppo arrivato a maturazione completa nel periodo sarrista e in un periodo di contingenze fortunate (l'assenza delle milanesi, la situazione balbettante della Roma) avrebbe potuto portare qualche vittoria, aggiungendo qualcosa, e sicuramente avrebbe dovuto indurre a investire in altro rispetto al parco giocatori per accrescere la competitività.
Non è stato fatto, non sono arrivate le vittorie e probabilmente questo resterà solo un rimpianto dei tifosi, ma soprattutto sarà difficile mantenere il livello costante di “anti-juve” raggiungendo praticamente in maniera fissa e senza alcuni affanni la zona Champions.
L'Inter è già rientrata (e ha alle spalle una società che fattura più di 2000 volte la controllante del Napoli, la Filmauro, che a sua volta fattura meno del 10 per cento di quel che fattura la controllata), il Milan per forza di cose rientrerà: naturalmente si augura al Napoli di ripetere l'en plein fortunato avuto con Mertens, Callejon, Allan, Koulibaly e gli altri, ma è poco realistico. E' poco realistico se Mertens e Callejon erano fondamentali 6 anni fa che avevano 27 anni, lo sono oggi che vanno per i 34, e attorno i vari Younes, Ounas ecc. non sembrano essere stati in grado di rimpiazzarli.
E in una situazione del genere è ovvio che all'orizzonte c'è una decrescita: annate di costruzione e transizione, finché si trova l'infornata giusta, si torna in Champions e si godono quei frutti fino alle inevitabili e sacrosante cessioni. Unica fonte certa di entrate in assenza di fonti strutturali.
Ad oggi, e a esser realisti, l'orizzonte è questo: non è poco, considerando la storia del Napoli al di fuori dei fasti maradoniani, ma c'è anche da mangiarsi le mani per non aver colto i frutti di annate straordinarie per “raccolto” e per contingenze.
