Allorché si concluderà il 26esimo turno di campionato con il monday night di Bologna-Udunese, sarà chiaro a tutti che l'Inter di Cristian Chivu e Giuseppe Marotta ha vinto e con largo anticipo la stagione calcistica di serie A 2025-2026, pur con qualche recriminazione, molte polemiche e inenarrabili cadute di stile.
Il Milan, tra una turpe intolleranza (regolarmente impunita, e comunque mai a sufficienza) e l'altra di Massimiliano Allegri, si è autoescluso dal ruolo di outsider in grado di insidiare la vetta, stazionando all'epilogo della domenica calcistica a dieci punti dai nerazzurri dopo la sconfitta col Parma. A inseguire così (senza più speranze) la lepre interista c'erano ben 6 squadre, il Napoli scendeva alla New Balance Arena di Bergamo (o, se preferite, all'Atleti Azzurri d'Italia) ben conscio - ma non so quanto felice il suo patron - di aver conquistato di sicuro un posto in Europa, anche se non si sapeva ancora quale: quella nobile della Champions League, quella borghese dell'Europa League o quella decisamente proletaria (e sommamente aborrita da Aurelio De Laurentiis) della Conference League.
Il posto per tutti comunque c'era, si aspettava solo di conoscere dove si sarebbero seduti gli azzurri, se in prima fila o nel loggione. C'era da superare l'ostacolo di una Atalanta egregiamente guidata da Raffaele Palladino, che il sottoscritto (lo ricordate?), dopo la vittoria del terzo scudetto, suggerì quale allenatore ideale per i partenopei dopo Luciano Spalletti, magari anche consigliato, supervisionato, ed eventualmente anche sostituito, da Rafa Benitez. Scripta manent! Ora, pur volendo scordare il passato, restava l'assoluta necessità finanziaria del Napoli di sedersi alla tavola imbandita con le 4 o 5 consorelle con il piglio di chi aspirava a stare, e con pieno diritto, a capotavola. Non era semplice, tra narrazioni grottesche di una stagione "sfortunata" e di un ossequio sempre e comunque dovuto al nocchiero salentino per "aver salvato la barca che affondava".
Essendo io forse il solo ad aver raccontato sempre un'altra storia, concludo il mio pezzo con la lista dei nomi dei calciatori che - a vario titolo - sono andati via da Napoli (qualcuno anche dopo essere appena arrivato) in questo anno mezzo di permanenza di Conte: Osimhen, Rui, Kvaratskhelia, Cajuste, Østigard, Natan, Cheddira, Lindstrøm, Gaetano, Zanoli, Folorunsho, Marin, Marianucci, Ngonge, Lucca, Lang. Poi c'è Elmas, mandato, dopo un anno ripreso, e oggi insostituibile. Sedici ragioni (più una) per avere almeno qualche dubbio sul futuro di Conte (e del Napoli).
