È passata un’altra settimana e non è successo un bel niente dalle parti della SSC Napoli. La confusione regna sovrana. L’allenatore non è stato annunciato - ah già, le sontuose regole federali, manco ci fosse una Federazione - e senza il manico, ci si chiede, come si possa fare a prendere una rotta. Non a caso un proverbio dice: “La barca senza timoniere gira su sé stessa”. Ed è esattamente quello che rischia di accadere alla società azzurra: un Aurelio De Laurentiis volato negli Stati Uniti, e forse impegnato a vendere la sua “creatura” (nonostante le dichiarazioni di facciata); un Direttore Sportivo, Giovanni Manna, più esaltato e supponente - con i soldi altrui - che fattivo; una squadra con il più elevato sovrannumero di elementi in rosa, alcuni ancora misteriosi; una strategia tecnico-tattica talmente oscura che si può, con una certa ragionevolezza, affermare che, a oggi - eccetto Lobotka e (forse) Rrahmani - tutte le pedine devono ancora essere dotate dell’okay del nuovo staff tecnico. A 20 giorni dalla fine del campionato scorso e a un mese dal nuovo raduno, insomma, tutto tace. Né sembra che qualcosa si muova nei dintorni di Milano. Anzi.
Il braccio di ferro tra la dirigenza del Milan (quale?) e il tecnico Massimiliano Allegri sembra essere solo iniziato e sul suo esito, nonostante i giuristi di grande valore internazionale convocati, non ci sono allo stato certezze definitive. A giocare a favore dell’impasse voluta dai primi è giunto anche il campionato mondiale di calcio degli Stati Uniti, nonostante l’Italia - come ormai le accade da tempo - ne sia solo indispettita e ottusa spettatrice. Così, tra un insulso pettegolezzo su questo o quel calciatore che dovrebbe arrivare “a breve” all’ombra del Vesuvio e stanchi aggiornamenti della spy story meneghina, tutto scorre verso un altro prevedibile ritardo di “gestione” della stagione futura. Solo che quest’anno le cose sono molto diverse.
Non c’è più Antonio Conte a fare da paravento agli strali del popolo e della critica, pur giusta, giornalistica, ma un progetto tecnico tutto ancora da decifrare e poi - anche, perché no - consolidare. C’è una piazza, per la sua grande parte, scontenta della scelta fatta dal presidente e - come non dirlo - anche della modalità con cui è stata fatta, con un allenatore giovane e di valore indotto a dimettersi dalla società di provenienza, con cui aveva un regolare contratto in essere, salvo poi abbandonarlo sulla via di Damasco. Tanti i soldi in gioco, insomma, tanto da poter affermare che, mai come questa volta, "il silenzio è d’oro".
