IL PIZZONE di Gerardo Casucci: Il danno è fatto

Antonio Conte ha incarnato la celebre frase attribuita a Luigi XV: "Dopo di me, il diluvio"...

il pizzone di gerardo casucci il danno e fatto

La ditta azzurra ha buttato all’aria, in tre anni, un patrimonio tecnico di circa 400 milioni di euro.

Napoli.  

Dopo due anni di osservazioni e obiezioni, la lista delle domande rivolte alla ristretta e ben remunerata squadra dirigenziale della SSC Napoli - presidente compreso - e mai evase sta ancora là. Eppure, le risposte chiarirebbero molti dei dolorosi accadimenti odierni. Cosa si pensava di ottenere da Antonio Conte: fama, soldi, tranquillità, potere? Basi solide per un futuro pacifico e felice? O anche meno: onorificenze e onore? Perché, se erano questi gli obiettivi, l’azienda partenopea ha scelto la persona sbagliata. Come ha detto l’ex portiere dell’Inter Samir Handanovic: "Conte va bene per un anno, per due, poi c’è il rischio che tutto salti".

Qualcuno, nel Napoli, avrebbe dovuto chiedersi per tempo se il gioco valesse la candela o, meglio, se alla fine del gioco la candela ci fosse ancora e non fosse piuttosto andata perduta - insieme a tutto il resto - proprio nell’accanimento per il “gioco”. Comunque sia, l’incursore juventino, insieme al suo sodale Giovanni Manna, ha incarnato la celebre frase attribuita a Luigi XV: "Dopo di me, il diluvio".

Infatti, la ditta azzurra ha buttato all’aria, in tre anni, un patrimonio tecnico di circa 400 milioni di euro. A onor del vero, qualcosa era già andato storto nell’anno precedente all’arrivo del tecnico salentino. Quest’ultimo ha sì riscattato psicologicamente alcuni calciatori, demotivati da un’annata balorda, ma ha anche chiesto investimenti da top club, salvo poi disconoscerli - e deprezzarli - in pochissimo tempo. Così, in questa parossistica transumanza di attori in mutande del gioco più amato del mondo, la società azzurra si sta ancora chiedendo chi, ragionevolmente, avrebbe dovuto e potuto trattenere per “mantenersi ai vertici”.

Resta il fatto che Massimiliano Allegri si è ritrovato con un pugno di mosche - qualcuna pure azzoppata - lasciate a svolazzare senza raziocinio sul campo, nel vano tentativo di proporre qualcosa di appena migliore di una deprimente opera di teatro sperimentale. La dimostrazione è tutta nei cambi adottati dal tecnico toscano contro l’Inter a San Siro: giocatori demotivati, impreparati o scadenti. Se a questo si aggiungono le scelte cervellotiche dello stesso allenatore, la frittata è fatta.

A chi continua ad affermare che il Napoli abbia una rosa all’altezza delle competizioni che lo attendono, consiglio di rileggere nomi e ruoli dei calciatori subentrati a partita in corso a Milano e a Roma, quelli che hanno consentito alle squadre di casa di ribaltare il risultato. Il danno è fatto. Porvi rimedio sarà tutt’altro che semplice.