IL PIZZONE di Gerardo Casucci: Il valore del gioco

Il denaro non può calpestare la dignità di tutti gli attori in campo...

il pizzone di gerardo casucci il valore del gioco
Napoli.  

L'estate del 2026 è stata ufficialmente la più calda dal 1950, cioè da quando si sono cominciati a monitorare con precisione e accuratezza i dati termici a due metri dal suolo (banca dati ERA5-Land). Secondo il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), la temperatura media nazionale durante quest'ultima stagione estiva ha segnato "anomalie record, spinte soprattutto da un mese di agosto eccezionalmente rovente con una media di 25.6°C". Le cose - a settembre ormai inoltrato e con l'autunno in ingresso (il suo equinozio avverrà il 23 settembre alle ore 2.05) - sono in parte migliorate, ma persistono condizioni climatiche non ideali per praticare sport, tanto più agonistico, nelle ore più calde. Per fare un esempio pratico: a Firenze, dove al folle orario che andava dalle 12:30 alle 14:30 si sarebbe svolta allo stadio Artemio Franchi la quinta di campionato tra Fiorentina e Napoli, si attendevano circa 30°C con una umidità intorno al 40%.

La squadra ospite ci arrivava con i soliti amletici dubbi e senza particolari stati di effervescenza, mentre quella di casa era in pieno rilancio, dopo due altisonanti vittorie, carica e vogliosa di fare e di dimostrare, dopo un'ottima campagna acquisti e un precoce e inopinato cambio di allenatore. Non so quale sia la ragione che spinga la Lega a non cambiare decisioni prese per mere ragioni di marketing, pur di fronte a impreviste condizioni ambientali che potrebbero compromettere addirittura la salute degli atleti.

Né so se queste ragioni consentano alle società calcistiche e alle Associazioni Calciatori e Allenatori di osservare un mutismo tanto imbarazzante quanto colpevole. L'unica cosa che però so per certo è che il denaro non può calpestare la dignità di tutti gli attori in campo, i quali dovrebbero invece tutelare primariamente i valori dello sport e, perfino, quelli del tanto enfatizzato spettacolo, che in queste particolari ed eccezionali situazioni sarebbero invece in qualche modo compromessi.

Se poi si aggiunge che - guarda caso - erano proprio gli azzurri a inaugurare in questa stagione l'orario a loro tanto inviso, si sommava qualche ulteriore perfido dubbio alle tante obiezioni fin qui esposte. Quello che ne sarebbe derivato, in termini sia agonistici che tecnici, si sperava che non avrebbe compromesso la bellezza del gioco e, in qualche modo, condizionato il risultato finale. Che contava sì, per tutti, gigliati e azzurri, ma meno, molto meno, di quanto potevano valere per tutti i protagonisti dei 90 minuti la loro integrità fisica e la loro dignità professionale.