Perle di vetroil commento di Federico Festa

"In nome del popolo italiano" chiudete il Tribunale

Se la legge è uguale per tutti, partiamo da dove si amministra

in nome del popolo italiano chiudete il tribunale

E' proibito continuare a piangere sulle cose che non si possono fare. Se l'errore è stato partire dagli steccati, dai recinti che le persone costruiscono quando pensano che la politica possa e debba essere costituita soltanto da compartimenti, allora meglio pensare prima agli uomini e alle cose che si possono fare.

E' proibito pensare che i problemi non possano essere risolti. Le cose difficili sono le soluzioni. Per trovarle prima bisogna elencare i problemi che tutti percepiscono come tali e che, come tali, sono irrisolti. Poi i passi da fare saranno più semplici.

E' proibito pensare che questa città non possa tornare a essere come in quelle cartine del '700, quando l'acqua pulita e l'ambiente erano caratteristiche che attraevano i re e le loro corti. Allora basterebbe partire dai torrenti e risalire, metro dopo metro, tutte le cause del loro inquinamento: reati quotidiani lasciati correre come scorre l'acqua. Poi l'ambiente rinascerebbe. E con esso le case.

E' proibito avere un procuratore che, pure lui, parla con preconcetti. Che si stupisce della scarsa partecipazione ai temi di Libera, senza riflettere sul fatto che è la Cgil ad essersi allontanata dalla gente. Che è stanco delle lettere anonime ma che dimentica la genesi della resilienza: dei morti ammazzati che non hanno un responsabile (Padiglione, Ferraro, Landi, Falco e sono solo alcuni), degli scomparsi di cui non si sono trovati i corpi (Casciello), degli attentati in pieno centro cittadino che non hanno un perché e un chi mentre si scavavano appalti milionari. Che ci chiama incoscienti perché Avellino non è un'isola felice, dimenticando che i soli a parlare di isola felice sono stati (per testimonianza diretta degli ultimi 35 anni) i colonnelli e i questori quando davano i bilanci di fine anno delle loro attività.

E' proibito avere un prefetto che si preoccupa per le imminenti scarcerazioni nel Vallo di Lauro e poi non si accorge che proprio di fronte dove lui lavora ogni giorno ci sono attività commerciali dai cognomi pesanti, molto pesanti. Se lo sappiamo noi, lo deve sapere pure lui: le chiuda se un cognome è un reato, per un bar o per un fine pena.

E' proibito avere un posto dove si lavora “in nome del popolo italiano” e non provare vergogna per quei cartelli che invitano a lasciarlo al più presto. Il Procuratore dovrebbe prendere il coraggio a due mani e, come accaduto per le scuole, farlo chiudere. Perché se si chiude il Tribunale che è pericoloso, allora sarà facile trovare le soluzioni per ripulire i fiumi, capire perché la gente paga comunque per la depurazione che non c'è, che non funziona. E sarebbe più complicato giustificare perché mentre abbiamo sedi che cadono a pezzi ne abbiamo altre, e da decenni, vuote, inutilizzate. E perché abbiamo sedi mai inaugurate, o piazze iniziate a mai finite. E sarebbe naturale indicare, liberando quei respiri da anni e anni lasciati in sospeso, uno, almeno uno dei responsabili di tutto questo sfacelo. Senza aspettare che la gente imbracci i forconi.

E' proibito truccare i concorsi e continuare ad avere all'opera, impuniti, direttori generali che fanno più danni dei capiclan.

E' proibito scoprire che l'Alto Calore, società pubblica che gestisce l'acqua non lo smercio di nocciole alla Ferrero, ha avuto il Durc fuori gioco per anni. Anni e nessuno ha mosso un dito per dire che era un grave danno, sindacati compresi.

E' proibito avere un sindaco che con la schiena dritta vieta il supersantos in villa comunale e poi la schiena la tiene bassa bassa perché ha paura di fare i cento nomi di quelli che occupano abusivamente le case comunali.

E' proibito avere un comandante dei vigili urbani che quei nomi li sa uno per uno e poi, dopo anni, non libera le case.

E' proibito avere uffici comunali dove quegli abusivi sono stati resi legali e non uno dei dipendenti infedeli è stato mai cacciato via. Anzi, molti sono promossi e premiati.

E' proibito creare la propria storia partendo dalla sconfitta della storia degli altri e per questo, con tutto il profondo rispetto che si deve a figure che garantiscono la democrazia nelle comunità, a tutti i magistrati del pubblico ministero di Avellino chiediamo di avere il coraggio di cambiare le cose: liberate questa città, fatela respirare.