Perle di vetrodi Federico Festa

"Credere, obbedire e..." no, no: "Novità, generosità, unità"

Verba volant, scripta manent: viva gli inutili parolai

credere obbedire e no no novita generosita unita

Luca declamava le tre parole che avrebbero risollevato il futuro della città e una folla di ammiratori lo aspettava fuori dal camerino per offrirgli mazzi di fiori e putipù: perché per le parole sempre il tre era stato il numero perfetto. 

Lui, come una diva del cinema muto, lasciava che fossero i 6X3 (quelli che avevano fottuto Sibilia e Ciampi) ad annunciare i suoi pensieri, le sue iniziative.

A favore della meglio gioventù che lasciava la città, a favore delle strade pulite, a sostegno del rigore più spartano. Mai più perditempo in questa città, mai più parole lasciate cadere a cazzo da parolai che non hanno altro da fare: loro sarebbero stati i primi a essere messi al bando, a finire tra i reprobi e gli unti, quelli da cui stare lontani per non essere contagiati.

Chili e chili di dossier, nel corso di mesi, si erano ammucchiati nei cassetti più segreti delle sue cento associazioni: a ogni dubbio, a ogni domanda, un progetto, un finanziamento, n'analisi già pronta all'occorrenza.

Lui era pronto e poteva raccontarlo. Il Pd era pronto e già lo aveva precettato. Solo le apparenze andavano salvate.

L'ora della serietà sarebbe presto scattata e le lancette della storia avrebbero segnato il suo nome in cima a tutti quelli degli altri: unità, ammoniva Luca, e novità, gli replicavano in coro da via Tagliamento.

Tutto era deciso. Tutto si era compiuto.

Solo su due parole non avevano trovato una vera intesa: verità e generosità.

Lì gli avellinesi avevano proposto lo scambio, un piccolo riscatto, na via di mezzo. Chi dalla parte di Rione Mazzini, chi dalla parte di via generale Cascino, sul ponte della Ferriera si sarebbero mostrati chi falsi e chi cortesi e tutti avrebbero abbattuto le mani annuendo all'intesa raggiunta.