Perle di vetroil commento di Federico Festa

Alla ricerca di un ciuccio con le ali

Maledetta primavera: amori, carezze e tradimenti

alla ricerca di un ciuccio con le ali

La primavera in città spargeva copulina ed era un fiorire d'incontri, carezze, tentazioni.

Luca Cipriano, come in un notturno in Pd minore di Chopin, era tutto fremiti e sospiri in attesa che gli chiedessero la mano, anche se erano gli stessi che lo avevano pugnalato.

Francesco Todisco, che ora sedeva alla sinistra del padre, a tutti chiedeva l'altezza e l'ampiezza della base, per calcolare l'area interna rappresentata. Solo davanti a Carlo, ancora scosso per la rottura con Lucia, madre per niente santa, aveva preso e misurato le distanze.

A via Tagliamento c'era chi toglieva anni di polvere e ruggini da scendiletto e sciacquini. Per i tirapiedi, direttamente da Roma, avevano fatto arrivare lingue più lunghe di quelle di Menelik.

C'era chi chiudeva a chiave negli armadi i grandi sacchi di verità di cui negli anni s'era fatto scempio, i più organizzavano barriere e deflussi per i fiumi di bava e saliva che sarebbero scorsi.

Leo Annunziata offriva ascolto a tutti e a tutti riservava un sorriso o una tenera bugia. Ma Generoso Picone aveva preso le distanze, preferendo, ai sussurri tentatori, aliti più sicuri controvento.

Era tutto un cercarsi, prendersi e lasciarsi. Dino Preziosi e Ines Frongillo s'erano visti davanti al Rosario e nell'aria profumata di rose rosse e s'erano piaciuti subito.

Ma Sabino Morano aveva detto no al gioco a tre e aveva preso le distanze.

Cosimo Sibilia, il Mondiale, ad Avellino sveglio solo un paio di settimane ogni quattro anni, s'era trovato davanti lady Sandra Mastella e aveva gridato all'invasione di campo, chiamando subito la distanza.

Pure Damiano Genovese, stordito dai feromoni nell'aria, come fiore cresciuto solo fuori dal rovo, con la testa sporgeva cercando alleanze lontane dal sacco.

E come lui Laura Nargi aveva scelto un'altra fermata, mentre Adriana Percopo cercava tra i bagarini il biglietto per salire sul treno dei vincitori.

Era come assistere all'arrivo di un circo, solo che non c'erano fenomeni e se c'erano stavano fermi a guardare questi dove volevano arrivare.

Quando Gianfranco Rotondi, preso da divino furore, aveva chiesto di trovare un giusto, almeno uno, per cui sarebbe valsa la pena salvare Sodoma, leoni, jene, clowns e acrobati si erano guardati attorno cercando disperatamente talenti: una dopo l'altra ogni testa s'era abbassata e, come schiusa di petalo dopo petalo, un rivolo di ritrovato pudico rossore aveva percorso tutta la città.

Al posto del nome, oltre ogni silenzio, un raglio s'era levato liberatorio.

Come richiamato da un suono atavico e familiare, Paolone, gettando un supersantoas oltre la siepe, era naufragato in un dolce presagio: “Ciuccio e non sa volare: sarà sindaco”.