L'agenda degli appuntamenti era talmente fitta che le idee non riuscivano a passare. Pure tra i candidati, tutti avevano una cruna che a un certo punto li bloccava.
Per ritrovarsi un minimo di visibilità, mancando l'acume politico, ognuno offendeva l'altro in nome di un principio rubato ai biscotti della fortuna o ai baci Perugina.
Nel centrosinistra il copione aveva superato anche le prove generali. C'era stata la prima, la seconda, la terza. Nel Pd i nuovi avevano ascoltato i vecchi, e i vecchi avevano chiesto ai nuovi di fare cose nuove ma i nuovi avevano preferito organizzare cose vecchie. Allora i vecchi si erano lamentati utilizzando gli stessi lamenti dei nuovi quando erano i vecchi a comandare.
Dopo mesi di silenzio, ricordando che presto ci sarebbero state le elezioni, anche i nuovi-nuovi avevano ripreso a parlare: a chi promettevano e a chi revano (davano ndr), dimenticando che secondo le loro regole avrebbero dovuto essere proprio i nuovi-nuovi a dire tutto prima di tutti, fornire nomi, cognomi, candidati, giunta e programmi.
Ma i nuovi-nuovi avevano problemi vecchi e pure loro, come i vecchi degli altri partiti, si erano duplicati con rapide mitosi generando gli eucarioti e i procarioti, da non confondere con gli idioti, che proprio perché idioti nuovi-nuovi erano finiti al governo a fare danni più importanti.
Solo nel centrodestra le lotte erano intestine e serene come ai vecchi tempi. Figure mitologiche protette dalla leggenda, come discendenti degli Orazi e dei Curiazi, lottavano in nome di una idea che avevano scritto in aramaico e l'ultima volta aggiornata in sanscrito.
Si dividevano in mesozoicratici e precrambriancratici: tra loro vinceva chi declamava il nome senza impappinarsi.
Provate voi con il secondo.
Ci siete riusciti?
Siete un capo.

