Perle di vetroil commento di Federico Festa

I debiti dell'Alto Calore e la comica finale che non fa ridere

Adesso pure Ciarcia sa che Sibilia non è un comico

i debiti dell alto calore e la comica finale che non fa ridere

Michelangelo Ciarcia si era confuso. Aveva creduto che Carlo Sibilia fosse un comico e non un sottosegretario tutto di un pezzo. Integerrimo. Coerente. Inattaccabile. Duro.

Ciarcia, pensando di avere a che fare con un buontempone, avendo a sua volta un problema di un centinaio di milioni di euro (robetta, che vuole che sia?) s'era fatto persuaso che la questione si sarebbe risolta tra un taralluzzo e un bicchierino a palazzo Caracciolo. L'assegno da 50 milioni, grosso come le banconote del signor Bonaventura, Cassa Depositi e Prestiti si sarebbe affrettata a consegnarlo nelle mani del top manager dell'Alto Calore con l'unica raccomandazione di “farne buon uso”.

E così Ciarcia, il nostro Mario Draghi, avrebbe mandato in soffitta trent'anni di gestione dell'Alto Calore. Gestione integerrima. Coerente. Inattaccabile. Dura.

Ma come per il sottosegretario, era la comica finale che non faceva ridere: perché Sibilia non è un comico. Quindi Ciarcia si era sbagliato e i soldi a taralluzzi e vino non li avrebbe visti neanche con il cannocchiale.

Ma manco la gestione dell'Alto Calore faceva ridere. Chi doveva spiegare i 120 milioni di euro di debiti, pur di strappare un sorriso, aveva immaginato fino a tre differenti verità, a seconda delle stagioni attraversate e dei personaggi riuniti al capezzale.

Ma il sipario stava calando e qualcuno avrebbe pagato: o il capocontabile che credeva di far ridere o l'Alto Calore, sommerso da milioni di taralluzzi e vino del passato.