Perle di vetrodi Federico Festa

No, D’Amelio: sulla lealtà in politica non chiediamo scusa

Le regole o valgono ovunque o non sono regole e il trasformismo non rispetta il voto

no d amelio sulla lealta in politica non chiediamo scusa

Dal Presidente del Consiglio Regionale della Regione Campania, Rosetta D'Amelio, riceviamo e volentieri pubblichiamo, doverosamente commentandola, questa missiva: 

Gentilissimo direttore Federico Festa,
ho letto sulla sua autorevole testata un articolo a sua firma che, in mala fede e in modo artato, formula interpretazioni e analisi politiche sulla base di una mia dichiarazione rilasciata nel corso di un'intervista ad altro quotidiano online della nostra provincia.
Intanto, le faccio notare che quella frase (cosa evidente per chiunque legga l'intervista) non si riferisce in alcun modo alla situazione di Ariano Irpino, alla cui vittoria ho partecipato in maniera attiva condividendo il profilo del candidato sindaco e apprezzandone la giovane età e la discontinuità rispetto al passato.
Detto ciò, basta leggere le mie parole per comprendere che io parlavo della differenza tra chi fa politica e chi si ritrova a ricoprire ruoli istuzionali. Proprio in virtù di questa differenza di status, i consiglieri comunali eletti rispondono al voto dei cittadini e non ai partiti, rispondono alla volontà popolare e non alla politica. Le istituzioni sono sacre e non devono essere assoggettate alle dirigenze partitiche.
Ad Ariano Irpino, pertanto, tutti i consiglieri comunali sono chiamati con responsabilità a valutare le proposte che il sindaco porterà in Aula e a rispettare il voto dei cittadini che hanno scelto Enrico Franza, in maniera netta, come loro guida per i prossimi cinque anni.
Mi rendo conto che per chi non conosce a fondo il messaggio di Berlinguer, cui pure mi riferivo nell'intervista, sia difficile comprendere quanto avevo affermato. Garbo e buon senso, dovuti anche al mio essere la massima carica istituzionale espressa dal Partito Democratico in Irpinia, avrebbero però suggerito una telefonata alla sottoscritta per chiedere ragguagli e un'interpretazione autentica del mio pensiero.
La prego quindi di pubblicare integralmente la mia lettera di smentita e a darle adeguato rilievo e collocazione.
Saluti
Rosetta D'Amelio
Presidente del Consiglio regionale della Campania

La Presidente D’Amelio scuserà questo giovane ed incauto cronista di provincia per non averla consultata, dimostrando mancanza di garbo e rivelando difetto di quel buonsenso che altra stampa, invero con Ella molto disponibile ed ossequiosa, al punto che ad occhi poco esperti dei fatti della politica potrebbe apparire addirittura servile, Le riserva.

Nulla, in coscienza, nel nostro umilissimo ragionamento, s’era detto o scritto in riferimento a persone che sono in molti a doversi trattenere dal nominare, figuriamoci azzardare a studiare e interpretare. Un po’ come citare Dorso e pensare di aver capito il Meridionalismo o essere titolato a spiegare il Sud.

Malandrina è stata la frase “Quel che valeva nel P.C.I. valeva nella D.C. come negli altri partiti e credo debba valere anche oggi: una cosa è il livello istituzionale, altra cosa è il partito. Chi è stato messo all’opposizione dagli elettori ha il dovere di fare opposizione”, alla quale, maldestramente e da veri ignoranti, abbiamo pensato potesse essere attribuito un pensiero finito, una volta giunto al punto.

In particolare “…chi è stato messo all’opposizione dagli elettori ha il dovere di fare opposizione” ci ha deviati.

Quindi adesso sappiamo che nel caso si tratti di Avellino, la frase vale, perché le istituzioni vanno tenute lontane e separate. Ovvero, il sindaco Gianluca Festa e l’oppositore Luca Cipriano non dovranno dialogare o magari riunirsi sotto un rinnovato centro sinistra, perché ognuno ha il dovere di stare dove l’elettorato lo ha collocato.

Ad Ariano, dove evidentemente il sindaco non è istituzione o se lo è lo è in tono minore, citiamo conforme: “… tutti i consiglieri comunali sono chiamati con responsabilità a valutare le proposte che il sindaco porterà in Aula e a rispettare il voto dei cittadini che hanno scelto Enrico Franza, in maniera netta, come loro guida per i prossimi cinque anni”.

E per tutti i consiglieri s’intendono anche quelli di opposizione, anche quelli che del ruolo cui sono stati assegnati dall’elettorato se ne possono impippare perché lì, ad Ariano, al Pd serve che saltino da un posto all’altro e gli elettori che li hanno collocati con Gambacorta sono solo dei fessi, cui non si deve rispetto. Anche qui esempio di verità a metà: la volontà popolare è quella del secondo turno, mentre il voto al primo turno non è frutto di volontà popolare ma clientelare, tranne, naturalmente, quando sono i sindaci del Pd a vincere al primo turno. Lì è volontà popolare pura, quasi divina.

Ah, già, dimenticavamo: i trasformisti, quelli che un congresso straordinario dovrebbe consentire al Pd di allontanare. Come Maurizio Petracca, l’uomo che ha mandato a casa i De Mita ma che con i voti dei De Mita è stato eletto e con il quale il patto è per un ticket per le prossime regionali: lui è coerente, non trasformista.

Ecco, signora Presidente del Consiglio regionale della Campania, Le chiediamo scusa per non aver compreso che quando Ella fa dichiarazioni le parole vanno tradotte a seconda dei territori cui fa riferimento: un rarissimo esempio di vicinanza tra i politici del Pd e la gente, gli elettori, ai quali si deve lealtà se conviene o no.

Da giovanissimi ed inesperti cronisti di provincia pensavamo che il cerchiobottismo (anche detto paraculismo nei dizionari) non potesse arrivare a tanto. Ma Ella è il Presidente e noi non siamo un cazzo.

Federico Festa