Adesso che c'è anche il benestare dell'Ordine degli Architetti, sul futuro della Dogana di Avellino possiamo stare tranquilli.
È notorio l'impegno dell'Ordine, in tutti questi anni di abbandono e di incuria, a favore del Monumento e, più in generale, della coerenza urbanistica in città.
Il presidente Erminio Petecca e, prima di lui Fulvio Fraternali, sono stati onnipresenti baluardi e sono memorabili le loro prese di posizione sul concorso di idee per Piazza Libertà (vinto da tizio e poi attribuito a caio), sulla ricostruzione dopo 39 anni non ancora finita, sui Prg sovradimensionati, sull'area vasta a cerchi concentrici a seconda del sacco cementizio da effettuare, sulla devastazione urbanistica del Q9, sulla gestione della “ni01” e sul parco a-vista-fogna-Fenestrelle, sul quale l'Ordine degli Architetti più e più volte è sceso in piazza per chiederne la bonifica.
Mai l'Ordine si è mosso perché chiamato a sponsorizzare questo o quell'altro professorone. La circostanza che siano spuntati 3,5 milioni di euro per la Dogana è una coincidenza sulla quale nessuno è autorizzato a immaginare malignità.
E poi, diciamocela tutta: se un architetto del calibro del professore Francesco Venezia si offre di impegnarsi nel progetto di ristrutturazione della Dogana (lui che è irpino lo farà senz'altro gratis con parcella devoluta ad altre opere per la città) lo fa perché ama Avellino al punto di venirci almeno una volta ogni trent'anni. Pensate, è talmente consapevole dell'urbanistica della città che pur avendo presenziato a un convegno alla Camera di Commercio (lì avrebbe raccolto la disinteressata sollecitazione a incaricarsi della ristrutturazione della Dogana) ha ignorato la rampa di quaranta metri che lo separava da essa, dovendo organizzare una visita a parte - quattro giorni dopo – per stabilire che Fanzago aveva fatto una opera meritevole di attenzione.
Già, perché il professore Venezia è talmente “archistar” che Renzo Piano – parole sue – di architettura ne capisce poco o nulla.
Con una parcella dal 7 al 12 per cento e una direzione lavori dal 3 al 6 per cento qui stiamo parlando di un incarico di poco inferiore al mezzo milione di euro: un anno di congruo stipendio per dieci giovani “normodotati”.
Se ha già fatto tanto ed è così pluridecorato da meritarsi l'intervento dell'Ordine degli Architetti ed ottenere un incarico diretto senza bando e senza concorso di idee, il professore Venezia confermi pubblicamente che lavorerà gratis circondandosi di dieci giovani architetti.
Non vorremmo che Gianluca Festa inizi immaginando di esporre a ogni problema un bel pasticcino in vetrina.

