Le bombe sulla sanità dell'onorevole Generoso Maraia, sull'argomento sempre più punto di riferimento per i 5Stelle in Campania, pongono questioni politiche serie ma denunciano anche episodi da codice di procedura penale, se risultassero vere. O da camicia di forza se sono frutto del suo “ingegno”.
Sono passate sotto silenzio perché anestetizzate dalla follia comunicativa totalmente asservita ai social. Ma meritano attenzione.
Antefatto.
In un intervento alla Camera, Generoso Maraia ha censurato il presidente della giunta regionale De Luca, schierandosi al fianco del Prefetto di Napoli, che ha avviato una commissione d'accesso per capire se l'Asl 1 di Napoli ha contatti con la criminalità organizzata. Secondo un'indagine della Distrettuale alcuni esponenti di un clan camorristico avevano come base operativa anche l'ospedale Bosco, di qui l'iniziativa della dottoressa Carmela Pagano.
La denuncia
In un documento ufficiale, Maraia elenca nove punti rispetto ai quali la sanità in Campania mostra falle procedurali notevoli. Proprio quando il governatore De Luca si compiace di aver raggiunto livelli sufficienti a superare il commissariamento (attivo da anni per deficit in bilancio), il deputato 5Stelle rileva e segnala come irregolari sette Dea di primo sui 19 complessivi disegnati dal Piano ospedaliero.
Di più. Maraia censura la mancata riadozione del piano di assistenza territoriale (era il contrappeso al taglio degli ospedali) e punta l'indice contro la frettolosa approvazione della rete oncologica campana, avvenuta irritualmente a soli tre giorni dalle verifiche ministeriali.
Proprio sulla rete oncologica, nero su bianco, il deputato irpino denuncia (fatto penalmente rilevante?) illegittimità relative alla Casa di cura Villa Maria di Mirabella Eclano (in provincia di Avellino).
Scrive Maraia: “Esiste una microclinica privata plurispecialistica con 40 posti letto, convenzionata con il Sistema Sanitario Regionale in violazione dell’art. 2.5 dell’Allegato 1 al DM 70/2015 che dispone la non sottoscrivibilità di contratti ex articolo 8-quinquies del decreto legislativo n. 502 del 1992 con le case di cura sotto la soglia di 60 posti letto. Inoltre detta clinica ottiene i rimborsi per la chirurgia pur non avendo volumi di attività inferiori al minimo consentito come individuato con DCA n. 98/2016.
Infine, il piano ospedaliero di cui al DCA 103/2018 ha previsto per tale clinica l'accreditamento di un reparto di oncologia con 15 posti letto. Tale programmazione è del tutto illogica perché ... in favore di una clinica privata che non ha i reparti di cardiologia, terapia intensiva e pronto soccorso.
Si consideri che a soli 15 chilometri di distanza dalla clinica vi è un ospedale pubblico classificato come DEA di primo livello (l'ospedale di Ariano Irpino) che già eroga prestazioni di tipo oncologico”.
Ma la vera bomba è un'altra.
Secondo il parlamentare in provincia di Avellino ci sarebbe una illegittimità che va avanti da dieci anni ed è relativa “all'ospedale di Sant'Angelo dei Lombardi, dove opera la fondazione privata Don Carlo Gnocchi, la quale gestisce 111 posti letto pur non essendo accreditata e, quindi, in modo totalmente illegale”.
Il deputato 5Stelle, in aula, ha detto che in questi anni sarebbero stati erogati dall'Asl qualcosa come “150 milioni di euro” alla Don Gnocchi.
In un paese normale, dove le parole sono importanti e pesate prima di essere pronunciate (figuriamoci scritte), le cose dette da Maraia dovrebbero mettere in moto la Corte dei Conti e la Procura della Repubblica di Avellino.
A noi un dubbio: i soldi pubblici incassati illegittimamente per dieci anni senza accreditamento sono una licenza poetica di Maraia (nel qual caso gli andrebbe consigliato un lungo viaggio in Patagonia magari in compagnia dei coniugi Di Battista) o l'Asl di Avellino è veramente un crocevia di impunità sfuggito di mano non alla Regione ma a tutto il sistema democratico?

