Perle di vetroil commento di Federico Festa

Avellino, i cento reati di cui nessuno se ne importa

Regole e leggi tra figli e figliastri

avellino i cento reati di cui nessuno se ne importa

don Vittorio Egione, parroco di Santa Maria del Carmine a Frattamaggiore, bisogna chiedere cos'è la camorra. Lui spiegherà che i proiettili se li è visti fischiare vicino. Fin dentro casa. A Cardito. In pieno giorno, alle 11. Bum. Bum. Bum. Altezza uomo.

Qui è Avellino e si raccontano tante storie. Maria Tirone, il prefetto, molte ricostruzioni le reputa fantasiose: una delle cose più deridenti da dire a un giornalista. Viene da chiedersi il rappresentante del governo chi legga con assiduità per far cadere un'offesa simile e cosa debba replicare uno che prende maledettamente sul serio il proprio lavoro: faccia i nomi o si astenga? Le regole non sono dettagli: lei, il Prefetto, sta per spostare diecimila persone per rispettarne di veramentre assurde e fuori del tempo.

Ma qui è Avellino e tutto, troppo spesso, passa in cavalleria. Con risvolti quasi comici. Come le dimissioni dal consiglio comunale di Biancamaria D'Agostino. Una serie di sfortunati eventi e dichiarazioni ha portato allo scivolone di Morano, segretario della Lega. Lui ha promesso di schierarla per le Regionali (lei si è dimessa per intervenuti impegni professionali, quindi come troverebbe il tempo?), anticipando future alleanze: come il sostegno che potrà venire dall'Ugl, sindacato “molto vicino”. Ora, se si pensa che l'Ugl ha come segretario dei metalmeccanici Ettore Iacovacci (rocambolescamente capogruppo del Pd in consiglio) si capisce che da qualche parte il problema c'è: o nella Lega o, peggio per i numeri che rappresenta, nel Pd.

Ma qui è Avellino e la politica fa questo e altro. Tace di fronte a 129 milioni di euro di debiti accumulati dall'Alto Calore ma si scanta di fronte a qualche sforamento di Pm10, paralizzando per mesi un'intera città. Dopo decine di anni e altrettanti milioni di euro già spesi la metro leggera è diventata una macchietta nel palinsesto di trasmissioni tv nazionali: tutti zitti.

Ma qui è Avellino e nessuno si ribella perché l'Autostazione da trent'anni non si apre e puntualmente a ogni tentativo trovano il modo di bloccarla. O si girano dall'altra parte sull'inutile buco scavato che si ostinano a chiamare tunnel, magari per dare un senso alla marea di milioni che ha ingoiato. E poi c'è piazza Castello. E poi c'è il Mercatone. E poi ci sono i prefabbricati “pesanti”, divisi tra figli (occupano quelli in qualche modo ristrutturati e resi case appena abitabili) e i figliastri di chi vive ancora in quelli della Feal (che li soffiò a Volani grazie a...), lottando tra topi enormi, fogne esplose e infiltrazioni anche nelle camere dei bambini.

Ma qui è Avellino e allora chi se ne fotte se ogni giorno, tutti i giorni, da corso Umberto salgono i miasmi del torrente San Francesco che poi aggancia il Fenestrelle e insieme vanno a profumare un'area che chiamano pure parco e la dedicano allo Spirito Santo: solo una mano divina potrebbe risolvere. E qui dovremmo tornare alle regole e alle leggi. Chissà cosa ne pensa il prefetto Tirone di questo scempio, che nessuno ricostruisce perché è solo merda e allora non serve la fantasia. Quanti cazzotti vale e quanti magistrati dovrebbero agitarsi?

Ma qui è Avellino. La sventura ha molti aspetti e la miseria domina il piccolo orizzonte.