Perle di vetroil commento di Federico Festa

Amici del Partenio: "No a clan con nome montagna, quereliamo"

Intranei tribunale (sottos. terzo piano): “Noi, estranei a fatti bagni”

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“A nome dei sentieri, degli alberi e delle onestissime e numerose famiglie dei cinghiali che vi abitano, come associazione Amici del Partenio – sottosezione Acqua Fidia protestiamo vivamente, manifestando tutta la nostra indignazione, per l’uso improprio, inadeguato e fuorviante che si sta facendo dell’onorato nome della montagna. Siamo allibiti di fronte al fatto che (purtroppo anche magistrati togati, non togati e avvocati con i calzini bianchi), riferendo in atti di episodi che riguarderebbero l’Alta Irpinia, Solofra e la città di Avellino, associno il nome di un clan a quanto di buono e di migliore l’Irpinia possa vantare. Siamo decisi: quereliamo chiunque continui a dare a associazioni malavitose, che conducono – tra l’altro solo presunte - attività delinquenziali non ancora stabilite con sentenza della Cassazione, il nome Partenio”.

Siamo in grado di anticiparvi, qui e soltanto noi, anche altre, durissime, prese di posizione in relazione a stucchevoli e frettolose “ricostruzioni giornalistiche” che utilizzando impropriamente decreti di perquisizione, minano alla base la credibilità e il lavoro di onesti dipendenti pubblici. E’ il caso dell’Associazione nazionale intranei del Tribunale, sottosezione terzo piano, che si protesta “totalmente estranea ai fatti dei bagni improvvidamente riferita da giornalisti scriteriati, incredibilmente alcuni minuti dopo perquisizioni di professionisti (avvenute con centinaia di militari e decine di auto e quindi in totale discrezione), citando, nonostante la Suprema Corte non ne abbia sancito la veridicità compiendo l’intero iter giudiziario, frasi raccolte a caso tra sedicenti vittime di usura che, debordando dal loro ruolo principale di vittime, perdevano tempo a notare o, peggio, a seguire fin dentro i bagni riservati a noi intranei i loro aguzzini, tra l’altro non ancora definibili tali per la presunzione d’innocenza”.

Ma non finisce qui. Il cahiers de doléances è lunghissimo.

Grazie a quelle che loro ritengono “più azioni esecutive di un unico disegno criminoso” ci giungono le proteste dell’associazione nazionale “Ospiti vittime di Norberto Vitale – sottosezione di Mirabella”, le cui domande risultano di una insopportabile lunghezza, tanto da minare la successiva possibilità di risposte lucide ed articolate. La sottosezione minaccia, attraverso i propri legali, un uso massivo e non concordato di monosillabi.

Anche l’apparentemente incolpevole comandante dei carabinieri, colonnello Cagnazzo, è finito sotto le critiche dell’associazione nazionale “Noi non collaboriamo – sottosezione chiesa Rosario” “…per aver riferito, pubblicamente e senza attendere l’esito delle indagini da parte della magistratura, che la città sta collaborando, denunciando fatti solo apparentemente criminali, in questo falsamente aggettivando il riferimento all’interezza di una comunità. Noi dell’associazione che non collaboriamo, neanche dopo i tre gradi di giudizio potremo mai essere inseriti tra quelli che dicono cose”.

Attraverso agenzie, non possiamo più tacerlo a questo punto, arriva la puntualizzazione anche da parte dell’associazione nazionale “Solo contante – sottosezione club quattro milioni”.

“Siamo delusi e stupiti”, si legge nella nota diffusa a livello nazionale, “della faciloneria con la quale si procede al sequestro di denaro accumulato nel corso di anni e anni di durissimo impegno e, si sappia, accuratamente celato in controsoffittature, assecondando il metodo Corona, già sperimentato a Milano, tra l’altro impiegando ad Avellino personale della Guardia di Finanza prelevato da Napoli, in evidente violazione della territorialità investigativa avverso la quale è già pronto ricorso davanti al Tar”.

Quindi, tutti prendono le distanze da tutti. Ovviamente, che in città ci sia la remota possibilità che forse operi un gruppo di persone relativamente tutte convinte di agire con sospetti metodi apparentemente mafiosi e che per questo si presume sia (forse ma non si può dire se non finiscono le indagini) sottoposto a perquisizioni e intercettazioni lo rivelano solo imprudenti e non verificate fantasiose ricostruzioni giornalistiche, che meglio farebbero a non frequentare i corridoi e le aule del tribunale che, tra l’altro, essendo pure presumibilmente non a norma antisismica, si ipotizza sia pure rischioso.