Perle di vetroil commento di Federico Festa

Aste truccate, maxigarage da 200 metri venduto a 15mila euro

Gli incredibili viaggi di Livia nel paese delle meraviglie

aste truccate maxigarage da 200 metri venduto a 15mila euro

C'era una volta e forse c'è ancora un paese dove tutto era possibile e dove ogni cosa accadeva mentre tutti guardavano dall'altra parte.

In questo mondo incredibile, la nostra protagonista, per vent'anni, aveva visto e fatto cose che – messe ora tutte insieme e raccontate – sembrano cronache fantastiche: come viaggi di Livia nel paese delle meraviglie.

In un mondo normale, dove le persone oneste fanno onestamente il proprio lavoro, le aste giudiziarie sono la cosa più semplice e coerente che si possa fare. Ci sono beni messi in vendita (non è un caso si dicano messi all'incanto, quasi come a sovrintendere vi siano poteri magici) perché esistono persone non più in grado di sostenerli. E ci sono persone ricche, che intervengono a favore di quelle povere per aiutarle in qualche modo. Il passaggio di denaro presuppone anche il passaggio del bene. I ricchi sono talmente portati ad aiutare i poveri che a ogni magico incanto se ne radunano a decine, tutti con un'offerta, tutti con una mano tesa. In mezzo ci sono buste bianche, candide come il primo bagliore della luce del mattino. Buste candide e sigillate, che soltanto i giudici o le persone oneste possono aprire. Sono lo strumento per evitare che i ricchi litighino fra loro per chi aiuti meglio i poveri. Dentro le buste c'è l'incanto di un'offerta che partecipa alla gara: vince il più generoso. Tutto questo, ovviamente, in un paese normale.

Invece, Livia era capitata nel paese delle meraviglie. Dove il meccanismo semplice semplice iniziava a incrinarsi perché il giudice prendeva un po' del suo lavoro e lo delegava. Capitava così, sotto gli occhi di Livia, che a gestire il bisogno del povero venissero chiamati anche maghi, saltimbanchi e fattucchiere. Con giochi di prestigio le buste candide come la prima luce del mattino venivano violate, aperte, pesate nella loro generosità e sostituite, con altre buste pure bianche che servivano a celare la magia o l'inganno già avvenuto.

Livia aveva fiutato l'affare e, per capire tutto prima degli altri, aveva preso a seguire ogni mago, ogni fattucchiera e ogni saltimbanco, carpendo loro tutti i trucchi. Il giudice, che a furia di delegare aveva dimenticato a cosa servisse quella procedura, alla fine guardava solo i risultati e nei grandi numeri finivano tutti insieme sia gli onesti sia i maghi, le fattucchiere e i saltimbanchi.

Capitava così che ad Avellino venisse messo all'incanto un supergarage, di 200 metri quadri, in centro città. Un bene notevole. Un affare durevole. Tanti prestigiatori s'erano avvicinati a quella gara. Ma persino l'esperta Livia, che ogni trucco sapeva, s'era dovuta arrendere all'arte di due maghi che, ancora oggi non si sa come non si sa perché, con 15mila euro se l'erano aggiudicato. E nessuno aveva fiatato. E nessuno aveva visto. Pure il giudice delle mille deleghe s'era arreso alla forma: tutto era stato regolare. Lui poteva continuare a guardare da altre parti. Tutti quelli del paese delle meraviglie dormivano sonni tranquilli. Solo Livia, nel frattempo diventata ricca e spregiudicata, aveva un diavolo per capello per l'ennesimo affare che le avevano soffiato.