Perle di vetroil commento di Federico Festa

L'Alto Calore e le verità n°1 e n°2 che ci hanno rifilato

Prima l'urgenza di trovare i soldi, ora tutto è risolvibile, quasi anestetizzato

l alto calore e le verita n 1 e n 2 che ci hanno rifilato

Qualcosa si è inceppato nella vicenda Alto Calore. Non tubi vecchi e malandati, quelli pure ci sono. Ma logica e verità. Come se i tanti cervelli all'opera in questi mesi si siano all'improvviso fermati, anestetizzati e non si sa perché.

Partiamo da un dato certo: ci sono molti, molti milioni di debiti. Uno non si mette con il bussolotto a contare ma si arriva a 120 milioni di euro. A Lello De Stefano, ex presidente del consiglio di amministrazione, eletto al capezzale dell'Alto Calore proprio sull'onda della preoccupazione dei debiti accumulati, quella cifra ha fatto tremare i polsi. Per tutto il suo mandato ha prima cercato di ristrutturare (non riuscendoci), poi ha cercato di coinvolgere partner privati (l'acqua dovrebbe essere pubblica), quindi ha nominato un esperto (di quelli grossi, importanti e superpagati) e battuto cassa, ahilui senza risultato, con i sindaci.

Insomma, quando chiami un esperto per farti spiegare come si esce da una crisi vuol dire che la crisi c'è.

Ecco la Verità n°1.

Il superesperto ha certificato le difficoltà ed ha prospettato, per evitare l'alternativa di portare i libri in tribunale, una possente ristrutturazione dell'Alto Calore e una ricapitalizzazione da parte dei sindaci, soci pubblici: ognuno a seconda della propria quota, avrebbe dovuto sganciare denaro. Per la verità n°1 tutto il consiglio di amministrazione si è schierato a favore. Quindi, la catastrofe era imminente. Poi è successo che i sindaci di fare debiti per coprire l'Alto Calore (loro per primi sanno che tipo di carrozzone sia visto che hanno notevolmente contribuito a metterlo su) non ne hanno voluto sapere.

Ed ecco che viene organizzata la verità N°2.

Michelangelo Ciarcia, ex sindaco dem di Venticano, eletto quasi con un plebiscito, incassata la sconfitta sulla ricapitalizzazione, ingrana la retromarcia e manda alle ortiche lo studio del superesperto. Bussa a soldi alla Regione.

Carlo Sibilia, che dopo qualche anno in mezzo ai politici qualcosa di politica inizia a masticarla, capisce che aver costretto il sindaco Ciampi all'Aventino sull'Alto Calore è stato un errore fatale e s'inserisce nella crisi (di cui alla verità n°1) offrendo un tavolo al Mise.

Domenico Biancardi, nel frattempo eletto presidente della Provincia, facendo di necessità virtù, sposa la verità n°2 e la fa sua chiamando a sé tutti i sindaci. L'urgenza, a questo punto, si dissolve. L'Alto Calore non è più con l'acqua alla gola ma può farcela da solo. Dispone di liquidità sufficiente per chiedere un prestito, magari, con gli auspici di Carlo Sibilia, a Cassa Depositi e Prestiti (che poi è la cassaforte di Poste Italiane).

Fosse vero, sarebbe una pacchia: meglio della Cassa per il Mezzogiorno. Ora si fa melina. Si procede con calma. Tutte le preoccupazioni, da De Stefano a Ciarcia, vengono anestetizzate. Bromuro viene sparso anche sui comici che con l'Alto Calore hanno allestito macchiette e pazziarelle per mesi.

È la verità n°3 quella che viene negata.

L'Alto Calore i debiti da capogiro ce li ha perché com'è organizzato non va bene. Se pure avesse i soldi in prestito, nel giro di qualche anno e di nuove baldorie, la zizzinella sarebbe punto e a capo. Alto Calore va ristrutturato. Ripulito. Dagli sprechi. Dai dipendenti inutili. Dai sindacati (quelli legati alle segreterie dei partiti) che per anni sono ingrassati girandosi dall'altra parte quando, al contrario, andavano fatte volare sedie e scrivanie. La verità n°3 prevede che qualcuno s'intesti la ristrutturazione e vada giù di ramazza, aprendo porte e finestre, liberando gli uffici di corso Europa da scheletri, ricatti e imbrogli. Ma tutti hanno paura di farlo.