Il balordo che lo ha ucciso, facendogli esplodere il cuore rapinandolo, si è consegnato. Uno di Napoli. Di Montesanto. 46 anni. Agli agenti della sezione volanti di via Medina ha detto che gli servivano 100 euro. Che non voleva fare del male. Magari, chiedendole senza una pistola, Antonio Ferrara quelle 100 euro gliele avrebbe date.
Pietruccio, suo padre, è stato la radice. L’inizio. Il mattone che ha voluto essere altro. Forte. Schietto. Su di lui hanno costruito gli altri. Tutto cresceva. Cambiava. Ma quelle saracinesche stavano lì. Piazzate. Un segno. Come un lampione amico che sai che troverai quando a notte fonda devi infilare la chiave nel portone per rientrare a casa. Come un abito invernale che riprendi nell’armadio per difenderti dal freddo. Come quelle piccole cose che non lasci più, anche se nel tempo si sono trasformate in altro. Scalini. Comodi. Dai quali tu sali e scendi. Perché vai avanti ma non per tutto. Ma non con tutto. Con il tempo certi dettagli li vuoi sempre costanti, rassicuranti.
La salumeria di Antonio Ferrara era per i Quartieri Spagnoli come per Linus la coperta, come per Artù la spada Excalibur: un simbolo, un segnale, un ricordo, un confine che nessuno doveva difendere perché nessuno si sarebbe azzardato ad attaccare.
Morto lui, morto Antonio il figlio di Pietruccio, le case, il vicolo, le persone hanno fatto un cerchio. Dentro il rispetto per l’uomo, l’amore per il commerciante amico che ogni tanto “segna” se la quarta settimana proprio non la superi, la garanzia che le cose da comprare non sono compromessi quotidiani con la percentuale da guadagnare. Fuori, tutt’intorno a quel cerchio, una sola necessità: superare il lutto, dimenticare in fretta quell’uomo con la pistola che voleva l’incasso. Perché la disperazione abita ai Quartieri Spagnoli ma è in quel metro lontano dal nostro giardino.
Come l’erba del vicino che stavolta non è quella più verde ma quella del guaio che non vogliamo vedere, della disperazione che non ci è entrata fin dentro casa. Noi no, noi siamo diversi. Noi abbiamo ancora una possibilità. Per questo, nel vicolo di don Antonio Ferrara, quei lumini scolpiscono il rispetto per quello che è stato, ma le bancarelle degli ambulanti sono strati che coprono il dolore, guadagnano spazio, stendono torpore sui ricordi.
Don Antonio Ferrara queste cose le sapeva. Pietruccio, suo padre, gliene aveva parlato.

