Perle di vetroil commento di Federico Festa

Iavarone: "Vi spiego come battiamo il tumore negli Usa"

Il ricercatore della Columbia University di New York: "Entro il 2030 aumenteranno del 70%"

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“I progetti seri sono quelli che coinvolgono le comunità internazionali degli scienziati; se io non ne so niente non credo che questo sia un progetto serio”. La premessa è una sentenza inappellabile. L’argomento è la sanità, nello specifico l’oncologia. Il commento, riferito all’ambizioso progetto di un reparto da allestire presso l’ospedale Sant’Alfonso de Liguori a Sant’Agata de Goti, è di una delle eminenze mondiali nella ricerca, il beneventano Antonio Iavarone, professore della Columbia University di New York, che al San Vittorino ha tenuto una lectio magistralis sulla terapia personalizzata dei tumori.

Ed è questa doppia lettura della realtà, la Regione Campania che sfida tante polemiche pur di aprire il reparto di oncologia per dare risposte ai tumori che sforna la terra dei fuochi e la medicina mondiale che di questi investimenti non sa che farsene, che lascia impietriti.

L’Italia e il sud, in particolare, sono come terre primitive rispetto alle possibilità di cura che già si adottano o che si sperimentano nelle università e negli ospedali all’avanguardia. Il professore Iavarone, letteralmente fuggito dall’Italia anni fa a causa del nepotismo che imperversava negli ospedali campani, è brutale ma diretto, chiaro: “Io vivo a New York ma posso dirvi che ricevo una richiesta troppo alta ed esagerata di persone malate di tumore che vengono abbandonate dalle strutture italiane in generale e soprattutto del Sud. In questo momento non ci sono sicuramente delle istituzioni in grado di fornire queste novità terapeutiche a tumori considerati incurabili finora ma che in realtà incurabili non lo sono se c’è la possibilità di fare studi approfonditi. Io non ho possibilità di commentare queste vicende ma posso solo dire che oggi questo tipo di strutture non esistono in Italia e non esistono in particolare nel sud Italia e questo è quello di cui il nostro bisogno enormemente ma non credo che queste cose vadano in questa direzione”.

Secondo lo scienziato, tornato in Italia e nel suo Sannio perché domani, a Roma, presso palazzo Giustiniani (appendice di palazzo Madama a servizio del Senato della Repubblica) dovrà ricevere il premio Guido Dorso, la possibilità di affrontare positivamente a qualsiasi tipo di tumore, anche il più aggressivo ed anche il più maligno, già c’è: è una questione di analisi di dati, molti dati, e dell’uso contestuale e complesso di tutta la tecnologia disponibile.

“In realtà la terapia personalizzata dei tumori”, afferma senza esitazioni Iavarone, “oggi è routine in molti istituti di ricerca in molti ospedali importanti europei e statunitensi. La ricerca i basa sulla soprattutto possibilità di fare delle analisi genetiche su qualunque tipo di tumore ed identificare dei farmaci che vanno proprio a bersagliare le alterazioni che sono presenti in un determinato tumore. Ovviamente, questo è solo l’inizio: c’è molto in cantiere. Si sta cercando di rendere sempre più accurata queste questa previsione terapeutica. Ma, appunto per fare tutto questo c’è la necessità di effettuare una serie di analisi molto approfondite e molto complesse. Quindi tutto questo non lo si fa semplicemente dando dei farmaci senza sapere cosa c’è realmente all’interno di ogni singolo tumore”.

Bocciata in toto la politica sanitaria del Sud. L’esempio del cane che si morde la coda è abusato ma calzante. Più siamo arretrati come ricerca e tecnologia più siamo costretti ad affrontare i tumori andando a cercare altrove le cure possibili. Il nord, nella distribuzione delle risorse statali che avvengono (purtroppo) attraverso modelli matematici, adegua i propri ospedali per dare risposte alla marea di gente che dal Sud le sollecita, quindi assume, quindi fa investimenti. Date per costanti le risorse, il risultato è che il divario aumenta sempre di più perché il nord ne rivendica una parte sempre maggiore.

Poi Iavarone parla della sua realtà, della speranza a lungo termine e dell’operazione “Cancer moonshot” che gli Stati Uniti, sulla scia di quanto fatto per la conquista della luna, hanno intenzione di lanciare investendo i migliori cervelli, investendo risorse per noi inimmaginabili e cercando la collaborazione delle multinazionali del farmaco, alle quali la ricerca garantirà guadagni per la creazione di farmaci. Questi ultimi saranno destinati, non come oggi ad una moltitudine di persone, a piccolissimi gruppi fino a scendere al singolo.

“Perché non esistono tumori uguali così come non esisto persone uguali. Genomica, realizzazione di big data per ogni persona porterà”, fa sognare il professore beneventano, “ad una terapia sempre più precisa, sempre più mirata”.

I dati forniti sono allarmanti: entro il 2030 gli scienziati prevedono un aumento dei casi di tumore del 70%. Secondo voi, dove si morirà di più?