La pietra con su scritto “GVB” c'è ed è ben visibile. La strada pure esiste, si chiama Vicolo San Gennaro ed è incastonato nel Triggio, il rione più antico della città, giusto a un tiro di schioppo dal teatro Romano, che l'ente museale lascia soffocare dalle erbacce.
L'altarino è già organizzato e per la ricorrenza particolare sono stati stesi anche dei tappeti, in attesa dell'arrivo di Don Pasquale Maria Mainolfi, che lì fa finire la processione e tiene Messa.
Al resto, a tutto il resto, pensa la nobil donna Lucia Iacobelli. Lei incarna la tutela della tradizione, che è fede e che s'intreccia, come il vicolo nel quartiere Triggio, con il vanto popolare e l'indiscutibile illusione (guai a farlo) che San Gennaro sia nato a Benevento (272 d.c.), prima che esserne tra i venerati vescovi.
Lei, che per tutto il resto dell'anno vive sul lago di Garda, per oggi e solo per oggi, è una preziosissima anfitrione e, di pietra in pietra, di arco in arco, di colonna in colonna, guida orgogliosa chiunque tra le testimonianze più antiche. Sulle pietre con le incisioni la signora Lucia non ha dubbi: “Quello significa 'Gennaro Vescovo Benevento' ed è la testimonianza che qui ci è nato e ci è vissuto il Santo. Noi curiamo tutto per come possiamo e per quanta forza abbiamo, ma la Soprintendenza dovrebbe intervenire ed evitare che questo vicolo finisca nell'abbandono. Di anno in anno torniamo e troviamo pezzi mancanti. Quest'anno l'intonaco sotto l'arco, in passato è stato ed è ancora l'affresco che perde forza, perde i suoi colori”.
Come privati hanno le mani legate. E' la storia di sempre. Il bene è vincolato, è storico, ma la Soprintendenza (che gestisce Caserta e Benevento) da queste parti non la vedono da anni e anni. Nel frattempo tutto cade a pezzi e niente diventa cultura accessibile, occasione di turismo. Senza quei tappeti e senza l'impegno di una nobile signora da questo vicolo i turisti ci girano al largo: un vero peccato, insopportabile perché ha il nome di San Gennaro.

