Perle di vetrodi Federico Festa

Sibilia, il codice segreto e la città divisa in tre parti

Come nascono i piani per usare le vele e finire gonfiati come zampogne

sibilia il codice segreto e la citta divisa in tre parti

L’appuntamento era stato fissato per il 19 febbraio del 19, alle ore 19 e 19, in via Mancini, in uno scantinato della caserma Litto che sarebbe diventato il loro quartier generale.

L’ex sindaco Ciampi, quello che voleva crescere in politica usando le vele e poi era finito gonfiato come una zampogna, avrebbe portato il plastico della città (scala 1:1 per non sbagliarsi) realizzato con la stampante 3D messa a disposizione da Gubitosa. Il capo, il leader maximo, la mente operativa, l’amico geniale sarebbe arrivato all’incontro travestito da avanguardista, una divisa originale sottratta all’Istituto Luce di cui aveva assunto il comando dopo la nomina (a sua insaputa) a sottosegretario.

Sibilia avrebbe portato il codice segreto, quello che dava accesso alla piattaforma Rousseax, per ottenere gli indirizzi di tutti gli iscritti in procinto del voto. Avrebbero separato i buoni (i loro) dai cattivi (quelli di Guidi e di De Guglielmo).

La città era stata divisa in tre parti, con il resto di due. Nella zona a destra, povera di idee e di candidati, l’obiettivo era Ines Frungillo dal parrucchiere, perché era quando stava sotto il casco che pensava alle meglio pensate più di loro.

Nella zona a centro il piano era facile facile: Petracca e Giordano sarebbero stati rinchiusi nel tunnel, tanto le chiavi erano in mano all’amico D’Agostino che, bell’e bbuono, si era ritrovato tra le mani l’appalto. L’unico problema era convincerlo a mollare l’opera ra sera a matina: dopo anni e anni lui si era così affezionato e la riteneva una cosa sua, quasi un salvadanaio messo da parte.

Ma Carlo era determinato. Grazie alla stampante 3D di Gubitosa aveva fatto arrivare a D’Agostino (un po’ oracolo un po’ intimidazione) la ricostruzione 2:1 delle macerie che si sarebbero lasciati alle spalle in via Capozzi, una volta ripreso il comando del Comune e capito che lì, nonostante la promessa verde della riqualificazione a cemento zero, qualcuno stava costruendo case su case su case. Non i cerchi per finta disegnati dall’assessore Tomasone sulla cartina dell’Area Vasta: qui niente, qui poco-poco, qui fate-quello-che-volete. Ma la svolta verde vera, quella di Mingarelli sulla bicicletta.

L’unica zona della città divisa in tre che preoccupava era quella a sinistra. Come Scilla e Cariddi e le sirene di Ulisse c’erano pericolosi maghi, mendicanti, tentatori, fattucchiere e scetavaiasse: tutti potevano fare brutti scherzi.

Ciampi s’era fatto legare con cinque viti a stella a un sediolone nello scantinato della caserma Litto. Mentre Sibilia s’era fatto tappare le orecchie perché dalla sua testa non scappassero quei due pensieri, due, che servivano alla banda.

La sfida era difficilissima. Le sirene accarezzavano, chiamavano. Giancarlo Giordano, passato dal fumo e le barbe della sezione Alicata a comodi divani lindi e pinti, rassicurava e rifletteva. Pure Luca Cipriano s’era aperto e aveva accerchiato Ciampi e Sibilia da tre lati, usando i piani "Ossigeno", "Mai più" e "Più Avellino" per disorientarli.

Offriva programmi freschi freschi e opportunità nuove nuove, con risultati garantiti come al Teatro Gesualdo.

Ma i veri mostri da battere erano gli imbonitori dei quartieri, i venditori di sogni che, casa casa, andavano a raccogliere le miserie, fingendo di asciugare lacrime e facendo elenchi: a te questo, a tuo figlio quest’altro.

Per poi buttare fogli e speranze una volta riscese le scale. Come era successo a Paolo, di Rione Parco: al figlio aveva spiegato che la frana l’avrebbero aggiustata e che a giocare nel campetto sotto casa sarebbe tornato presto: glielo avevano promesso. Era stato Ciampi? O era stata quella schiena dritta di Foti? Beh, vallo a ricordare: il figlio di Paolo va all’università.