Le loro urla hanno riempito il centro di Salerno. Circa 200 tra ristoratori, imprenditori, partite iva, titolari di centri estetici e palestre hanno sfilato in un corteo tra le vie della città con cori e striscioni per protestare contro le restrizioni antiCovid che impongono la chiusura delle loro attività. "Vogliamo lavorare, adesso basta non ce la facciamo più" Il grido d'aiuto che viene ripetuto dai tanti rappresenti di categoria. Tra i manifestanti anche genitori contro la Dad che chiedono la riapertura di parchi, ville e giardini. Una mobilitazione partita da sotto gli uffici del comune che ha raggiunto la centralissima piazza Portanova per poi spingersi sul corso Vittorio Emanuele. A prender parte alla manifestazione anche i vertici nazionali delle associazioni che rappresentano i centri scommesse e le sale giochi. Mancanza di ristori e aiuti, continue tasse da pagare, il divieto di poter svolgere "il diritto al lavoro": questi i motivi alla base della protesta.
"L'ultimo decreto sostegni è insufficiente - Afferma uno dei manifestati - La nostra è una necessità." Presente alla manifestazione anche il candidato sindaco, avvocato Michele Sarno che ha dichiarato: "Questa mattina siamo riuniti per marcare una posizione che non è politica. Vengo qui nella mia funzione di avvocato per tutelare i commercianti. Non si può cinture a parlare di emergenza e non adottare soluzioni emergenziali. Queste sono categorie che lavora grazie alle serrante aperte, se non aprono non hanno stipendio. Bisogna prendere atto che il paese non può condannare a morte i suoi cittadini. Lo stato non è il participio passato del verbo essere, ma deve tutelare i cittadini. Il fallimento di questi esercizi commerciali sarà il fallimento della nostra comunità." Presente, tra gli altri, il candidato a sindaco Antonio Cammarota.
"L'ennesima protesta, ma l'ultima. Dal 6 aprile abbiamo deciso di riaprire - Dichiara la titolare di un ristorante - Ora lavoro, questo sarà lo slogan in tutta Italia. Le difficoltà sono troppe, noi siamo chiusi da ottobre e si parla di riaprire a maggio. Non abbiamo più fiducia nel governo e siamo stanchi, dopo un anno non è giusto chiederci ancora sacrifici."
Fortemente provato anche il settore delle palestre, chiuse ormai da un anno. "Siamo stati aperti tre mesi d'estate, in quei mesi in cui non si lavora. Poche certezze e niente ristori, la situazione è drammatica. Non è retorica: non si muore di solo Covid." Afferma uno dei titolari presenti alla manifestazione. Emergenza sanitaria, ma anche economica e sociale: nelle loro parole la testimonianza di chi non ce la fa più.
