Come ogni anno, la redazione di Granatissimi.Ottopagine rivive la stagione della Salernitana attraverso tutte le lettere dell'alfabeto. Un modo per salutare il 2016 ricordando le fasi salienti di un'annata con più dolori che gioie, ma che si è chiusa con una vittoria che permetterà a tutti di trascorrere un Capodanno più sereno nell'attesa di ripartire con rinnovate ambizioni. Ecco il nostro alfabeto granata:
A come Arbitri, protagonisti in negativo ormai da diversi anni e capaci di condizionare il percorso della Salernitana attraverso una serie di decisioni incredibilmente sfavorevoli. Dal rigore fischiato a Cesena per un fallo fuori area ai gol annullati a Donnarumma passando per lo show di Aureliano contro il Pescara, la parata sulla trequarti del portiere del Perugia e i tanti penalty netti e non concessi dalle giacchette nere. Alzare la voci nelle sedi opportune non cambierebbe i risultati sul campo, ma almeno farebbe capire al designatore che Salerno e la Salernitana meritano rispetto
B come Bocciature, e purtroppo ce ne sono state tante. Dai mister Sannino e Torrente passando per le meteore Bus, Prce, Tounkara, Ceccarelli, Rossi, Strakosha e Oikonomidis, gente che non è mai riuscita a dare un contributo importante alla causa. Nella rosa attuale in tanti non hanno convinto e potrebbero salutare la compagnia: alla società il compito di migliorare la squadra anzitutto cedendo chi, per motivi diversi, continua a non rendere.
C come Coda, protagonista assoluto di questo 2016. Da quando si è sbloccato contro il Brescia non si è più fermato, regalando alla platea una serie di gol spettacolari che hanno permesso alla Salernitana di conquistare la salvezza. Per la seconda stagione di fila è sua l'ultima rete dell'anno, una perla da tre punti favorita dalla papera del portiere del Perugia. Il rinnovo del contratto è stato il giusto riconoscimento per un ragazzo subissato da critiche (anche da parte nostra), ma che ha saputo riconquistare tutti con umiltà e attaccamento alla maglia. Si rassegnassero i club di A: fino a giugno non si muove da Salerno
D come Dilettanti, quella categoria dalla quale è ripartito il calcio salernitano in un contesto ambientale difficilissimo e senza neanche un pallone a disposizione. Non vogliamo ripetere il tormentone del "Siamo partiti dall'Eccellenza", ma sicuramente peccare di memoria corta è un lusso che Salerno non può assolutamente permettersi. Questa società merita ancora un pochino di credito e va sostenuta e incoraggiata fino al termine della stagione
E come Entusiasmo, quello che manca e che andrebbe alimentato dalla proprietà attraverso operazioni simpatia atte a riconquistare soprattutto le nuove generazioni. Ottima l'iniziativa dedicata alle vittime del terremoto di Amatrice, occorre però instaurare un rapporto diverso tra società, calciatori e tifoseria garantendo presenza massima anche in provincia. Anche in questo senso ci sono stati passi in avanti, ma il "Tutti uniti all'Arechi" dovrebbe essere riproposto ogni qual volta la Salernitana gioca in casa. Stesso incasso, spettatori raddoppiati: perchè no?
F come Fantacalcio, quel gioco che appassiona milioni e milioni di italiani e che sul web viene riproposto ogni volta che si riapre il mercato. Da Gori a Storari passando per Maniero, Sansone, Scognamiglio, Ciano, Romizi e tutti i calciatori più forti della serie B: i tifosi hanno già fatto la lista della spesa, i fatti dicono che proprietà e dirigenza non hanno alcuna intenzione di rivoluzionare la rosa e di turbare i ritrovati equilibri dello spogliatoio. Ad ora, dunque, tutti i nomi circolati rappresentano fantasie di fine dicembre: qualcosa serve (almeno 3-4 elementi), ma non ci sono trattative, nè incontri in programma. Almeno per adesso
G come Gattuso, tornato all'Arechi da avversario e acclamato dalla folla sin dal riscaldamento del suo Pisa. Far commuovere chi ha giocato negli stadi più caldi del Mondo è l'ennesima conferma che la curva dell'Arechi è un qualcosa di speciale, che resta nella mente e nel cuore a prescindere da tutto. "Perchè la Salernitana è una fede e l'Arechi era il mio doping"....non basta aggiungere altro!
H come Hellas Verona, tornato all'Arechi dopo quella maledetta finale del 2011 persa anche per errori arbitrali clamorosi. A settembre in 22mila hanno spinto la Salernitana verso un pareggio meritato ed importante, a cospetto di un avversario nettamente superiore e che ha già un piede e mezzo in serie A. Al "Bentegodi" ci sarà la prima trasferta del 2017, già pronta a partire da Salerno una carovana tutta granata che sogna una rivincita sportiva in uno stadio storicamente ostile e che dovrà stare attento alla fame di successi del popolo del cavalluccio
I come Inzaghi, allenatore virtuale della Salernitana per tre settimane prima del clamoroso dietrofront di Bielsa e dell'avvento di Sannino. Oggi i più lo rimpiangono, all'epoca il suo eventuale arrivo avrebbe spaccato la tifoseria granata: è tempo che il pubblico giudichi allenatori, dirigenti e calciatori a fine stagione e non con inutili pregiudizi.
L come Lotito, un personaggio che "o lo si ama o lo si odia", ma che, nei fatti, sta dimostrando di tenere alla causa granata pur avendo commesso qualche errore in un percorso, ad oggi, assolutamente vincente e positivo. Se il 12 luglio del 2011 ci avessero detto che la Salernitana avrebbe vinto tre campionati, due coppe e risolto le querelle manto erboso-cavalluccio, saremmo andati tutti a piedi a Pompei. Ribadiamo quanto detto prima: nessun "osanna" a prescindere, ma per godersi il presente bisogna ricordare da dove siamo ripartiti. Sicuri che altri presidenti avrebbero fatto lo stesso miracolo sportivo?
M come Menichini, che sarà ricordato nella storia come uno degli allenatori vincenti, ma mai riconfermato. La promozione in B fu frutto principalmente della netta superiorità della squadra allestita da Fabiani, quest'anno, invece, ha guidato la Salernitana alla salvezza gestendo il gruppo con grande equilibrio e senza inventarsi nulla. A onor del vero la salvezza granata è stata favorita dai drammi sportivi e societari del Lanciano, ma forse a fine stagione avrebbe meritato una chance. Il Menichini-ter si stava per consumare a novembre, alla fine ha prevalso Bollini. Al mister resterà il ritrovato affetto di un pubblico che lo contesta quando allena, ma lo rimpiange quando non c'è
N come Nalini, croce e delizia di una società profondamente ferita per il suo comportamento. Parliamoci chiaro: per un calciatore ancora giovane, firmare un triennale per un club di serie A ed intascare una cifra vicina ai 20mila euro mensili è un sogno che si realizza, ma nella vita esiste anche la parola "gratitudine" che è merce rarissima nel mondo del calcio. Nalini, in tre anni di Salernitana, ha visto più l'infermeria che il campo, eppure la società lo ha atteso- e pagato- permettendogli di farsi conoscere dai club di tutt'Italia. Una vicenda che ha amareggiato un po' tutti, il suo possibile ritorno è una fantasia metropolitana
O come Odjer, simbolo della Salernitana fino all'infortunio che lo ha messo ko in quel di Latina e che lo terrà fermo ai box ancora per diverse settimane. Brava la dirigenza a scovarlo dal Catania, bravissima la società a blindarlo con un quadriennale a cifre importanti, straordinario lui a conquistare la fiducia di tutti attraverso prestazioni da incorniciare. Personalità da veterano, sia lui il primo acquisto di gennaio
P come Play out e Play off. Gli spareggi per non retrocedere hanno visto trionfare la Salernitana (con il record dei 4 gol segnati in trasferta e quello dei 27mila nella sfida di ritorno), ora la classifica vede i granata a -5 dalla zona dei sogni e con lo Spezia nono da affrontare in casa alla ripresa. Nessuna voglia di illudersi, ma la società ha chiarito gli obiettivi e non si è mai nascosta dietro a un dito: i granata credono ancora in una promozione che sarebbe miracolosa dopo un girone d'andata così difficoltoso
Q come Querelle, quella per i concerti estivi che terrà banco per i primi mesi del nuovo anno. In questo caso ci sentiamo di dare ragione alla società: far cantare Tiziano Ferro significherebbe creare indirettamente danni alla struttura, al campo, alla Salernitana e a una società che ha messo mano alla tasca per risolvere un problema che si trascinava da decenni. Come andrà a finire?
R come Regolamenti, quelli che, in teoria, impedirebbero alla Salernitana di puntare alla serie A. In realtà è un problema "più mediatico che sostanziale", come ama ripetere Mezzaroma. Lo ribadiamo a caratteri cubitali: la società si è posta come obiettivo quello di riportare la Salernitana nella più prestigiosa categoria del calcio italiano. Il resto solo chiacchiere e scusanti di comodo per chi non ha mai avuto fiducia nell'operato dei presidenti. Altra riflessione: un calcio in crisi economica può far iscrivere club senza società e penalizzare un imprenditore facoltoso soltanto perchè la sorella è sposata col presidente della Lazio? Misteri tutti italiani
S come Settore Giovanile, e qui bisognerà lavorare ancora di più. I risultati non sono straordinari, ma la scelta di puntare su ragazzi del posto e non su stranieri probabilmente più forti ha una logica assolutamente rispettabile. Un plauso anche a Savini, Landi, Ferraro, De Cesare, Costantino e a tutto lo staff che segue ed educa questi ragazzi in una fase delicatissima della loro vita
T come Tessera del tifoso, quella famosa schedatura che ha diviso i tifosi di tutt'Italia e che rappresenta uno strumento di prevenzione che, tuttavia, ha prodotto lo svuotamento degli stadi come effetto collaterale. Gli incidenti, fortunatamente, si sono ridotti al lumicino, ma è un sistema da rivedere per favorire l'afflusso del pubblico allo stadio. A Salerno c'è stato un dietrofront: dall'ostracismo iniziale a un'adesione di massa, con oltre 3500 persone che hanno anteposto la passione sportiva a un'ideale comunque da rispettare
U come Unità di intenti, quella che serve per andare lontano. Stampa, tifosi, calciatori, staff tecnico, dirigenza, società e, perchè no, amministrazione comunale devono formare un blocco unico per difendere la Salernitana trascinandola dove merita. A fine anno si faranno i conti, ora è tempo di sostenere i granata accantonando malumori e polemiche eccessive
V come Vittorie, appena cinque in 21 giornate. Troppo poco per una squadra che punta ai play off (almeno sulla carta), troppo poche se in rosa hai gente come Bernardini, Perico, Odjer, Zito, Vitale, Laverone, Busellato, Zito, Coda, Donnarumma, Rosina e Improta, gente invidiata da mezza serie B. Non è stato ancora sfatato il tabù dei due successi consecutivi, in trasferta sono arrivati appena tre colpi in un anno. Urge continuità, con annessa ed auspicata inversione di tendenza
Z come Zoccolo duro, quello che non ha bisogno di appelli, partite di cartello e acquisti roboanti per riempire lo stadio. Ultras, curva Sud, gruppi organizzati e i 4600 abbonati rappresentano la vera forza della Salernitana: loro hanno scelto di essere il dodicesimo uomo in campo 365 giorni all'anno, non soltanto nelle partite di cartello. E' a loro che i granata devono aggrapparsi nel momento di difficoltà, per gli altri sarà troppo facile salire sul carro dei vincitori a fine stagione.
Gaetano Ferraiuolo
