La tattica: più cuore che bel gioco, bene il centrocampo

Salernitana camaleontica, meno sofferenza sulle palle inattive

Salerno.  

Diciamoci la verità: la Salernitana di Bollini, fatta eccezione per un'ottima mezz'ora a Bari, non gioca meglio di quella di Sannino. I difetti su palla inattiva a sfavore ci sono, si fatica a creare occasioni da gol, la manovra a centrocampo è talvolta lenta e prevedibile e qualche errore di formazione è stato commesso, soprattutto nel derby di Avellino. Anche con il trainer di Ottaviano, inoltre, i granata non hanno quasi mai sofferto l'avversario, non sono mai andati in affanno e combattevano su ogni pallone dal primo al novantesimo perdendo, di fatto, pochissime partite. E' cambiato, invece, l'atteggiamento generale di quasi tutti i calciatori, ancora non pienamente consapevoli dei propri mezzi, ma capaci di tirar fuori la "cazzimma" giusta e di essere più concreti che belli. Ieri la Salernitana non ha giocato benissimo, ha calciato poco in porta, ma ha incarnato lo spirito della sua gente: dialogo continuo tra i giocatori, panchinari che incitavano i titolari, pallone spazzato in tribuna quando era necessario, partecipazione collettiva alla fase di non possesso proprio come invocato dall'allenatore.i

Bollini ha avuto l'intelligenza di non fossilizzarsi su un solo credo tattico e di presentare una Salernitana camaleontica. In partenza, complice l'assenza di Rosina, il trainer ha accantonato il 3-4-1-2 provato in settimana riproponendo una sorta di 4-3-3 che diventava 5-3-2 in fase di non possesso, quando Improta e Vitale scalavano sulla linea difensiva aiutando Tuia, Perico e Bernardini, bravissimi a non farsi sorprendere dai movimenti di Granoche, abile a dettare il passaggio in profondità, ma puntualmente stoppato dai difensori di casa. I primi 25 minuti sono stati di rara bruttezza: la Salernitana, in fase offensiva, era lenta, sfruttava poco il gioco sulle fasce (soprattutto a destra) e Della Rocca, quando spingeva sull'esterno, dimostrava di non avere il passo giusto per saltare l'uomo e sfornare cross invitanti per le punte. Il merito principale è stato quello di contenere e prevedere tutte le giocate dello Spezia. Migliore, terzino di spinta tra i più forti della B, ha faticato a varcare la metà campo grazie al pressing costante degli avversari, i centrocampisti hanno recuperato una marea di palloni e anche quando un singolo commetteva qualche errore (è successo due volte a Bernardini), c'era sempre qualcuno pronto a raddoppiare la marcatura.

L'ultimo quarto d'ora del primo tempo era più interessante. La Salernitana alzava la linea difensiva quasi a ridosso del centrocampo e riusciva a sorprendere la retroguardia spezzina con alcuni lanci precisi e di difficile lettura. In un caso ottimo inserimento di Improta e traversa di Donnarumma, nel secondo splendida intuizione di Tuia e gol da applausi di Coda, bravo a eludere la marcatura del diretto marcatore. Nella ripresa, Bollini decideva di inserire Rosina per Donnarumma e Bittante per Improta passando al 5-3-1-1: la sola presenza in campo del fantasista calabrese permetteva alla Salernitana di restare padrona del campo e di non subire la reazione ospite, materializzatasi soltanto in un paio di velleitari tentativi dalla distanza. Un sontuoso Busellato traeva vantaggi dall'ingresso di Rosina, bravo a dettare il passaggio, ad attirare su di sè l'attenzione di due difensori e a far smarcare automaticamente Bittante o Vitale sulle fasce. 

Nel finale nessuna sofferenza, neanche su palla inattiva, solo Vitale faceva tremare tutti con un disimpegno improponibile che metteva i brividi al pubblico dell'Arechi. Altra curiosità: Gomis, in un paio di occasioni, ha chiamato palla in uscita, ma i difensori hanno preferito spazzare senza affidarsi al nuovo numero uno. C'è, dunque, un'intesa da trovare, lo conferma la mancata uscita al 5' della ripresa sugli sviluppi di una punizione dalla sinistra, una dinamica molto simile al gol del 2-1 del Carpi all'Arechi. Segnali positivi, dunque, ma anche tanto lavoro da fare: la duttilità tattica e il cuore sono armi vincenti così come il ritrovato cinismo, per il bel gioco c'è ancora tempo...

Gaetano Ferraiuolo