Salernitana, brutta senz'anima. Lotito-tifosi, strappo!

Punto più basso della gestione societaria: serve maggior presenza per risolvere i problemi

Salerno.  

Lo abbiamo detto in passato, lo ribadiamo ora: questa Salernitana non emoziona e non riesce a far battere il cuore dei tifosi. Lontana dal territorio, sempre isolata anche durante gli allenamenti settimanali, senza conferenze prepartita, con una società che opera per lo più a distanza e con la scelta incomprensibile di non attuare alcun tipo di operazione simpatia atta a riavvicinare il grande pubblico ad uno stadio sempre più vuoto e che stasera, senza mezzi termini, ha chiesto l'esonero del direttore sportivo Fabiani, del tecnico Bollini e di una proprietà che ha avuto il grosso demerito di dilapidare il patrimonio di entusiasmo che si era faticosamente ricreato dopo anni e anni di buio. Diciamoci la verità: Lotito non è stato particolarmente amato neanche quando la sua squadra è riuscita a vincere tre campionati e due coppe in pochissimo tempo, colpa di una serie di esternazioni che hanno fatto storcere il naso ad una piazza che, in assenza di risultati, presenta il conto consapevole di aver dimostrato in pieno le sue enormi potenzialità. Del resto Salerno ha sognato in grande perchè la proprietà aveva parlato apertamente di obiettivo play off: se invece, al contrario, Lotito avesse parlato di una salvezza tranquilla, nessuno si sarebbe illuso e, in fondo, la sconfitta di oggi sarebbe stata digerita più facilmente.

A questa Salernitana va attribuita una colpa enorme, che va al di là delle sconfitte e delle prestazioni negative: è una squadra che non trascina, non entusiasma, non regala emozioni, non riesce a far breccia nel cuore di un popolo profondamente deluso e che chiede semplicemente che la storica maglia granata venga onorata da tutti, fino all'ultimo minuto. Invece vediamo calciatori che pensano al rinnovo, nuovi arrivati che fanno rimpiangere i partenti (ma davvero Bittante è più forte di Laverone?), una rosa incompleta a centrocampo (manca una mezz'ala di qualità e un regista dai piedi buoni, ma ormai l'organico è questo ed è inutile tornare sugli errori commessi in sede di mercato dalla società) e l'assenza di quella cattiveria agonistica necessaria per compensare alle lacune che si trascinano ormai da un anno e mezzo. Di chi la colpa? Quando le cose non funzionano, ovviamente, tutti sono sul banco degli imputati, ma restiamo convinti che questa Salernitana, se messa in campo senza inventarsi nulla, valga almeno quanto Cittadella, Entella, Perugia, Novara e Spezia che sono nella zona sinistra della classifica. 

Che Bollini non abbia dato la svolta è fuori discussione. Il mister è un teorico, amante della tattica, ma in questo momento bisognerebbe accantonare inutili alchimie anteponendo a tutto la bravura dei singoli. E l'obbligo sarebbe quello di ripartire da quella coppia d'attacco che l'anno scorso ha salvato la Salernitana.Senza se e senza ma, anche a costo di sacrificare Rosina di tanto in tanto. In secondo luogo bisogna far riposare calciatori che non sembrano al top della forma: Perico continua a commettere errori, Bittante sta deludendo le aspettative, Coda dovrebbe rifiatare, ma l'alternativa si chiama Joao Silva e non è certo quel bomber che può rimpiazzarlo a dovere. Sia chiaro: drammatizzare ora sarebbe deleterio e questa Salernitana, al netto di limiti e sfortuna, ha tutte le carte in regola per salvarsi con tranquillità, a patto che la società sin da maggio si sieda attorno ad un tavolo pianificando con serietà e ambizioni il futuro.

Nessuno pretende la A nè la Coppa dei Campioni, ma trovarsi da due anni nella parte bassa della zona destra della classifica non può far fare i salti di gioia. A Lotito e Mezzaroma il compito di ammettere gli errori, di correggerli sul posto e non a 300 chilometri di distanza, di cambiare anche guida tecnica se necessario investendo su un allenatore esperto e navigato quanto "risparmiato" nel mercato invernale. La società ha competenza, numeri, forza e potere economico per rimettere in piedi la nave, consapevole però che stavolta rischia di perdere il suo più fedele alleato: il pubblico. Quel pubblico che oggi non ha perdonato proprio nessuno, ma che è pronto a tornare sui propri passi se vedrà dall'altra parte l'atteggiamento giusto. Quello stesso pubblico, però, che non deve perdere equilibrio: la contestazione può anche andar bene, ma chiedere la testa dei presidenti un giorno sì e l'altro pure, in tempi di crisi economica come questa, rischia soltanto di mettere a repentaglio il futuro della Salernitana. Non si può vivere di gratitudine eterna, certo, ma non si può neanche disconoscere che Lotito e Mezzaroma continuano a rappresentare una garanzia. Ancor di più se ammetteranno gli errori correggendoli prima di ritrovarsi in bassa classifica.

Gaetano Ferraiuolo