Breda simbolo della Salernitana degli eroi

Quante emozioni nella stagione 2010-11: riviviamole insieme

Salerno.  

Dalla punizione vincente con il Milan all'eurogol con l'Empoli. Dal 3-0 del San Paolo che valse la promozione in serie B alla magia del Partenio che permise alla Salernitana di vincere il derby con l'Avellino. Senza dimenticare la vittoria del campionato e il ritorno in serie A da capitano, con una serie di prestazioni di altissimo livello che gli permisero di guadagnare la stima delle big del calcio italiano. Dici Roberto Breda e alla mente riaffiorano ricordi bellissimi, indelebili, che sanno regalare emozioni anche a tanti anni di distanza e che i più grandi hanno raccontato ai tifosi del futuro affinché uno dei protagonisti dela storia granata sia amato anche da quelle nuove generazioni che non hanno avuto la fortuna di vederlo all'opera dal vivo. In realtà Breda è stato anche allenatore e leader di una Salernitana capace di commuovere ed entusiasmare pur non riuscendo a raggiungere l'obiettivo promozione, infrantosi in quella maledetta finale con il Verona anche a causa di una serie incredibile di torti arbitrali.

Era la stagione 2010-11, i granata erano reduci da una terribile retrocessione a suon di record negativi battuti. Iscrittasi in extremis grazie ad una fidejussione arrivata da Gibilterra, la società decise di ripartire da Roberto Breda anche per placare gli umori di una piazza che lo accolse trionfalmente accantonando le comprensibili e legittime preoccupazioni per il futuro. L'avvio fu altalenante, con l'immediata eliminazione in coppa Italia e il ko casalingo col Lumezzane che dilapidarono il patrimonio di entusiasmo così faticosamente ricreatosi dopo mesi. Le quattro vittorie consecutive contro Pavia, Spezia, Spal e Monza, l'1-1 di Cremona in tripla inferiorità numerica e il 2-1 sul Verona, tuttavia, proiettarono la Salernitana in vetta alla classifica, prima della crisi di novembre e dicembre sfociata con la contestazione del pubblico e con l'epurazione dei "senatori". Dopo l'1-4 col Sorrento si pensava ad un esonero dell'allenatore, ma la proprietà decise di rinnovargli la fiducia anche perchè i problemi di natura economica non permettevano di investire su un nuovo tecnico.

I fatti diedero ragione a Lombardi, ma soprattutto al direttore sportivo Nicola Salerno, braccio destro di Breda e professionista capace di ridisegnare l'organico a gennaio puntando su giovani a basso costo, ma decisamente bravi. Chi lo avrebbe mai detto che quella Salernitana così fischiata e contestata avrebbe saputo riconquistare tutti? La gente, soprattutto dopo la sceneggiata italo-americana targata Cala, capì che i calciatori, l'allenatore e la dirigenza andavano sostenuti, incoraggiati, supportati: solo la promozione in serie B avrebbe potuto permettere a quella società così indebitata di non fallire per la seconda volta in sei anni ripartendo dalla D, finanche senza quei segni distintivi di proprietà dell'Energy Power. Dal 2-1 sul SudTirol in poi si creò un rapporto straordinario tra la gente e la squadra, una simbiosi straordinaria che spinse i tesserati a mettere da parte gli interessi personali e a scendere in campo gratis, anzi rimettendoci. Tutti remavano nella stessa direzione: il Comune mise a disposizione i fondi per le trasferte, Breda e Salerno seppero trasmettere una mentalità vincente, i giocatori si dimostrarono grandi uomini, il pubblico costituì il dodicesimo uomo in campo, i tifosi residenti nelle altre regioni d'Italia acquistavano biglietti pur non potendo presenziare nella speranza di dare un contributo economico e simbolico alla causa.

"Noi e voi, fino alla fine Salernitana" recitava uno striscione che i giocatori dedicarono alla curva dopo il 2-0 sul Bassano, scene da libro Cuore che andrebbero riproposte oggi a livello nazionale in risposta ad un calcio senza valori e che antepone a tutto l'interesse meramente economico. Come dimenticare le lacrime di Nicola Salerno dopo la vittoria in rimonta sulla Cremonese, l'abbraccio del gruppo a Reggio Emilia, i 12mila spettatori che celebrarono la qualificazione play off con il Como, quel tormentone "Ti voglio tanto bene" che divenne compagno di viaggio di una Salernitana che incarnò in pieno lo spirito della sua gente. Prima di Pasqua un bellissimo incontro presso il centro sociale, con Breda e i suoi ragazzi che vissero un paio d'ore di spensieratezza insieme ad ultras, tifoseria organizzata e tantissimi giovani desiderosi di ringraziare quegli "eroi". La semifinale di ritorno con l'Alessandria fu l'apoteosi, la fotografia più bella di quella stagione memorabile. L'1-0 dei grigi di Sarri sembrava porre fine alla rincorsa, ma la spinta della curva portò i granata a reagire da grande squadra: pareggio di Carrus su rigore, raddoppio ancora di Carrus, tris di Fabinho e Salerno letteralmente impazzita di gioia. Mentre il gruppo saltellava insieme ai tifosi, Breda restava in panchina a scaricare la tensione: ai più quella scena ricordò il pianto di Delio Rossi post Cagliari.

Neanche il 2-0 di Verona scalfì l'entusiasmo popolare, per una settimana in città non si parlava d'altro che del match di ritorno contro gli scaligeri, ironia della sorte giocato il 19 giugno. Sugli spalti erano in 32mila, tutti uniti per fischiare Mandorlini e per provare a spingere il cavalluccio marino verso acque più tranquille. L'1-0 di Carrus regalò gioie ed illusioni, il pensiero era praticamente unanime: "Nella ripresa attaccheremo sotto la curva, manca soltanto un gol e lo faremo!". Alle ore 20 le speranze si infransero sul triplice fischio di Di Paolo, ma il pianto di disperazione si trasformò in lacrime d'orgoglio: quella Salernitana, insieme al suo pubblico, aveva realizzato un autentico spot per il calcio lanciando un messaggio a chi ama questo sport. Il merito va attribuito indubbiamente a Roberto Breda: per compiere l'impresa c'era bisogno di un grande uomo prima che di un grande allenatore, lui riuscì a trasmettere valori importanti ad una squadra che, ancora oggi, lo ricorda con affetto e gratitudine. Che bella quella Salernitana 2010-11...

Gaetano Ferraiuolo